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Spostato il corpo del boscaiolo: chiuse le indagini



Boscaiolo morto, spostato e scaricato in una scarpata. La Procura della Repubblica di Trento ha chiuso le indagini sul decesso del moldavo di Santa Giustina, Vitali Mardari. Il sostituto procuratore Giovanni Benelli ha fatto capire ai cronisti trentini che «il quadro è definito» e che per l’avviso di fine indagini all’indagato Riccardo Sorarù «è questione di pochi giorni». L’imprenditore boschivo di Rocca Pietore è stato indagato di omicidio colposo e depistaggio per l’incidente mortale in Val delle Moneghe (Sagron Mis, in Primiero) del 19 novembre dello scorso anno. Seguirà la sua richiesta di rinvio a giudizio oppure di archiviazione.

Non risultavano altri indagati: nemmeno un altro addetto, che avrebbe aiutato il proprio principale e rischiava il favoreggiamento. Le indagini dei carabinieri di Primiero, San Martino di Castrozza e Imer sono arrivate in fondo, a distanza di sette mesi dall’evento e, per tutto questo tempo, hanno lavorato gli avvocati e soprattutto i consulenti nominati dalle parti. Lo conferma Ludmila Mardari, la sorella del boscaiolo deceduto: «Risulta anche a noi che gli accertamenti siano arrivati alla conclusione e siano state raccolte della prove importanti a carico. Nessuno ci ridarà indietro mio fratello e non cerchiamo certo vendetta per quello che è successo: quello che vogliamo è soltanto che venga fatta giustizia».

Il 28enne moldavo stava lavorando in nero, in quel bosco, dopo l’alluvione di ottobre. Verso mezzogiorno, nel corso dell’allestimento di una teleferica necessaria all’esbosco, un cavo in acciaio si è spezzato, colpendo violentemente Vitali Mardari, mentre stava partecipando alle operazioni di ancoraggio. Il giovane è stato sbalzato a qualche decina di metri e ha perso la vita sul posto, a causa di importanti fratture alla base cranica. Immediatamente i colleghi al lavoro nel cantiere hanno allertato il titolare dell’impresa. Sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, il corpo del lavoratore è stato spostato con l’aiuto di un’altra persona, caricato sulla macchina di Sorarù e scaricato vicino ad una scarpata, prima di essere coperto con dei rami e della legna. A 600 metri di distanza.

Che il cadavere fosse stato spostato dal luogo originario è sembrato chiaro fin dai primi momenti delle indagini. Sul terreno, c’erano dei segni di trascinamento. Quello che sembrava in un primo momento, un incidente mortale dovuto alla caduta di un albero, è diventato qualcosa di molto diverso, che è stato meglio precisato nel corso delle indagini preliminari. Non risulta che siano state richieste proroghe al giudice per le indagini e ormai dovrebbe essere davvero questione di poco tempo. I tempi sono quelli tecnici: «Aspettiamo notizie dal nostro avvocato trentino», conclude Ludmila Mardari, «sono stati mesi molto dolorosi, questo posso garantirlo». —



Pubblicato su Corriere delle Alpi