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Belluno, morto tuffandosi nel lago di Como, la fede aiuta la famiglia Igboh

I genitori del ragazzo nigeriano annegato dopo un tuffo confidano in Dio. «Non sappiamo se sapesse nuotare e possiamo solamente pregare per lui»

BELLUNO. Il dolore è atroce, la fede incrollabile. Papà Ernest e mamma Constance confidano in Dio, per cercare di comprendere la tragedia della morte del figlio Favour, nelle acque del lago di Como. Un credo religioso, che è testimoniato da parecchi adesivi attaccati sulla porta dell’appartamento popolare di via dell’Anta, ma soprattutto è radicato nel loro cuore di genitori: «Siamo cattolici pentecostali», spiega Ernest Igboh, «e sappiamo che Dio ha riservato la vita eterna per chi crede in lui sulla Terra. Speriamo in questo per il nostro ragazzo».

L’uomo di nazionalità nigeriana è appena tornato in treno dalla Lombardia, dove ha dovuto sopportare il momento più drammatico per un padre: quello di riconoscere la salma del figlio morto a 21 anni, sul tavolo dell’obitorio. Sale le scale, dopo essere stato dai carabinieri del Comando di Belluno per le ultime formalità necessarie e mostra una forza d’animo impressionante sotto una maglietta rossa, con il disegno del Colosseo e delle corone d’alloro. Del resto, la moglie ha gli occhi di chi non dorme da giorni e bisogna trasmetterle coraggio: «Dobbiamo continuare a vivere, nel ricordo di Favour. La vita andrà avanti, malgrado questo immenso dramma, che ci ha colpiti e, in questo momento, ci sembra incomprensibile. Quel corpo senza vita è di nostro figlio, purtroppo e non possiamo più farci niente, se non pregare per lui».

Un piccolo ma prezioso aiuto arriva dalla vicinanza e dall’affetto degli amici. La comunità nigeriana non è numerosissima in città, ma ieri mattina sono arrivati in diversi a portare la loro solidarietà. Gente che non poteva ancora credere a quello che è successo all’inizio della settimana per un tragico gioco, durante una vacanza spensierata. Un tuffo nel Lario, da immortalare in un video degli amici. Ma Favour sapeva nuotare? «Non siamo in grado di dirlo. Non l’abbiamo mai visto al mare o in piscina, quindi non abbiamo certezze su questo aspetto. Di sicuro è stato un incidente, che gli è costato la vita. I carabinieri comaschi ci hanno detto che non è più riemerso, finendo per annegare, sotto gli occhi degli altri ragazzi, che peraltro non conosciamo».

Non deve sorprendere il fatto che dei genitori africani non sappiamo qualcosa che, invece, le coppie italiane sanno senza dubbio. Favour Igboh aveva 18 anni e di corsi di nuoto non ne aveva mai fatti, quando ha deciso di lasciare il quartiere cittadino di Borgo Prà, per andare a lavorare in Inghilterra. Aveva studiato lingue ed era un grande appassionato di calcio, se è vero che, tra i suoi effetti personali, è stata trovata una tesserina di visitatore di Anfield Road, lo stadio del Liverpool: «Stava sicuramente lavorando, altrimenti non avrebbe potuto permettersi le ferie in Italia», spiegano i suoi, «sappiamo che la compagnia aveva come base Milano e l’intenzione era quella di raggiungere Vienna, prima del ritorno Oltremanica. C’era un biglietto già prenotato».

Non c’è un giorno certo per l’arrivo a Belluno della salma del giovane nigeriano, ma non dovrebbe passare molto tempo, visto che la Procura non ha aperto alcuna inchiesta. Dove riposerà Favour Igboh? «La magistratura non ha disposto l’autopsia, ad ogni modo non c’è una data precisa. Non ci è stato detto niente. Ma non crediamo sia opportuno portarlo in Nigeria. Lavoriamo entrambi in provincia e un volo per Lagos dura fino a sette ore e ha un costo importante per le nostre possibilità. Prima di prendere una decisione definitiva, lo aspettiamo qui a Belluno».

Pubblicato su Corriere delle Alpi