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Bellunese morto tuffandosi a Como, le lacrime di amici e familiari: «Non sapevamo fosse rientrato in Italia»

Papà Ernest in viaggio per riconoscere il corpo, la lunga attesa della madre in via dell’Anta

BELLUNO. Il viaggio in auto fino a Mestre, poi in treno per riconoscere un figlio morto. Una via crucis per Ernest Igboh, il papà di Favour: l’altro giorno si sono presentati i carabinieri di Belluno a portare la tragica notizia e a spiegare della necessità del riconoscimento della salma.

E piange disperata mamma Constance, là in quell’appartamento al secondo piano del condominio di via Dell’Anta dove anche Favour risiedeva ancora, nonostante si fosse trasferito in Gran Bretagna da circa tre anni.

«Non sapevamo che fosse qui in Italia», racconta l’amica di Constance, «non lo sapeva nessuno che fosse qui. So solo che aveva chiamato mia figlia, anche lei vive in Inghilterra, a Londra, dicendole che era a Venezia e se poteva prestargli qualche euro per prendere il treno da Mestre a Milano. Ma quindi non prevedeva di passare di qui».

Favour è nato in Nigeria nel 2000. «Da piccolo è venuto qui in provincia con la famiglia. Se sapeva nuotare? Non credo, qui a Belluno non credo sia andato in piscina».

Poi le scuole, le lingue e, una volta maggiorenne, la voglia di trovare la sua strada. All’estero: si è trasferito a 18 anni in Inghilterra.

«Non che avesse un lavoro stabile, ma continuava a stare lì»: insomma non aveva ancora trovato un contratto definitivo che gli permettesse di stare un po’ più tranquillo.

Ma perchè non aveva avvertito i genitori e la famiglia che in queste settimane di agosto sarebbe tornato in Italia? E addirittura con tappa a Venezia, poi a Milano e poi su quel maledetto pontile del lago che lo ha visto tuffarsi.

Un mistero diventato tragedia. In via Dell’Anta niente è come prima, la notizia della morte del ragazzo è stata come uno tsunami, talmente impensabile per un adulto perdere il proprio ragazzo che si resta increduli.

«Ho chiesto a mio marito, ancora glielo chiedo se sia effettivamente Favour il ragazzo morto» insiste l’amica di Constance, il cui consorte ha accompagnato papà Ernest in Lombardia per il riconoscimento del corpo del ragazzo. «E lui continua a rispondermi che il passaporto è il suo, non c’è altro da dire. Incredibile pensare che Favour non ci sia più», conclude asciugandosi gli occhi.

Ernest Igboh e il suo amico bellunese che non l’ha mandato da solo ad affrontare il tristissimo compito, sono andati in treno: erano attesi in casa per il ritorno ma la situazione era comunque da confermare.

Neanche i vicini si capacitano alla tragica notizia: «No, non può essere, che tragedia».

Ora si attende il trasferimento della salma da Como a Belluno e le formalità di rito per poter organizzare l’ultimo saluto al ragazzo.

Pubblicato su Corriere delle Alpi