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«Fatemi un video mentre mi tuffo», bellunese annegato a 21 anni nel lago di Como

L’incidente lunedì, il giovane è stato identificato solo ieri: risiedeva a Belluno con i genitori, ma da tre anni era a Londra

BELLUNO. «Dai riprendetemi mentre mi tuffo». Ma Favour Igboh, 21 anni, dalle acque del lago di Como non è più riemerso. Era il 22 agosto, lunedì scorso: solo ieri è stato effettivamente identificato, il papà Ernest lo ha potuto riconoscere nella via crucis che ha dovuto affrontare da Belluno alla città lariana.

Favour da tre anni viveva in Inghilterra: nato in Nigeria, da piccolino si è trasferito in Italia con mamma Constance e papà Ernest che vivono in una casa di via dell’Anta, a Belluno. Poi, a 18 anni, il ragazzo ha attraversato la Manica.

Chissà che ci faceva a Como l’altro giorno, quando con alcuni amici venuti con lui da Liverpool, era probabilmente arrivato per qualche giorno di vacanza.

I carabinieri della Compagnia di Como, coordinati dal comandante Giovanni Di Nuzzo, hanno avuto il loro daffare per collegare quel corpo ripescato l’altro giorno dal lago a un nome.

Per lui un tuffo tragico nel lago di Como, immortalato per sempre nel suo cellulare e dalle telecamere di sorveglianza del Comune di Torno.

Il ragazzo aveva chiesto ai suoi amici di riprenderlo: quando questi hanno capito che non riemergeva, hanno dato l’allarme. Quell’ultimo tuffo è stato verificato anche nelle telecamere comunali installate lungo la riva dello specchio d’acqua: l’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di lunedì, nel tratto antistante il pontile di piazza Braga.

A chiamare i soccorsi le stesse persone che l’hanno ripreso e non lo hanno più visto riemergere, intorno alle 18. I sommozzatori dei vigili del fuoco hanno solo potuto ripescare il corpo senza vita del giovane dalle acque del lago, intorno alle 20.30. Restava il nodo identificazione.

I carabinieri della Compagnia di Como hanno avuto conferma mercoledì: sono riusciti a scoprire la stanza d’albergo dove il ragazzo pernottava, individuando un ostello a Milano nel quale alloggiava il giovane: in camera c’erano ancora le valigie intatte e il passaporto italiano di Favour che ha reso possibile la conferma della sua identità. Sul corpo recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco già lunedì sera c’era infatti solo un cartellino per i visitatori che accedono all’Anfield Stadium di Liverpool con quello che poi è stato confermato essere il suo nome.

Favour aveva 21 anni, era originario della Nigeria, ma nei primi anni di vita la sua famiglia si è spostata in Italia, i suoi risiedono nel quartiere di Borgo Prà, lavorano in provincia: papà alla Costan, mamma alla Luxottica.

Compiuti i 18 anni, Favour, che nel frattempo aveva studiato le lingue, aveva deciso di trasferirsi in Gran Bretagna per lavorare.

Lavori saltuari, nulla di definitivo, ma evidentemente gli bastava. Quest’estate il viaggio in Italia: sembra fosse arrivato fino a Venezia, facendo comunque stanza a Milano, in un ostello. Quindi il lago di Como, benché fosse pronto a partire per l’Austria dopo aver conosciuto qualche nuovo amico: la meta sarebbe stata Vienna, il volo era già stato prenotato.

Ma nella capitale austriaca Favour non è mai arrivato. Ieri papà Ernest, insieme con un amico bellunese, ha preso il treno e con il cuore disfatto è dovuto arrivare a Como per riconoscere il corpo del figlio.

Si è chiusa con il riconoscimento del papà l’indagine aperta per la morte di Favour Igboh: si è trattato di un tragico incidente, tra l’altro documentato dal video degli amici e dalle registrazioni delle telecamere di sorveglianza comunali.

Il pubblico ministero lombardo Antonio Nalesso aveva disposto l’autopsia sul corpo del giovane, ma probabilmente finalizzata alla identificazione del ragazzo, cosa avvenuta definitivamente nella giornata di ieri da parte dei suoi familiari.

Pubblicato su Corriere delle Alpi