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Il Caduto ignoto del monte Popera ora ha un nome: è Carlo Cosi

In un volume il risultato di una lunga indagine In sala i pronipoti del sottotenente napoletano 

L’EVENTO

Una stelletta zigrinata, una piccola lamina con un monogramma, una mostrina con una vena residua di rosso: piccoli indizi che sembrano insignificanti, ma che invece, dopo cinque anni di ricerche assidue e complesse, con qualche clamoroso colpo di scena, hanno portato a identificare il caduto ignoto del Popera, ritrovato nel ghiacciaio il 6 agosto 1983 da un gruppo di giovani escursionisti vicentini, e sepolto poi con funerali solenni a Santo Stefano, alla presenza del presidente Sandro Pertini.

Il risultato della ricerca, simile per molti versi ad una indagine scientifica, con il volume che ne racconta la storia, sono stati presentati ieri pomeriggio nella sala del Cinema Piave, con molto pubblico nell’ampia capienza in regola con le norme Covid. Ed è stata Silvia Musi, una delle ricercatrici e coautrice con Guglielmo De Bon del volume “Sotto una coltre di ghiaccio”, a svelare in modo commovente alla fine dell’incontro, con una lettera dove il protagonista si racconta, l’identità ignota per quasi 40 anni.

Si tratta del sottotenente medico Carlo Cosi, classe 1890, di Napoli, 24mo Reggimento Fanteria, impegnato con supporto di sanità nelle operazioni del Vallon Popera. Il 9 novembre del 1916 una frana cade dal passo della Sentinella travolgendo molti soldati. I soccorsi sono immediati, e tra questi è presente Cosi, che però durante le operazioni viene travolto assieme ai compagni da un’altra valanga staccatasi dal versante. Il suo corpo non venne mai trovato nonostante le ricerche dei familiari per molti degli anni a seguire. L’equivoco sull’appartenenza agli alpini del corpo trovato nel 1983 era stato generato da un cappello militare che aveva sviato rispetto alla esatta collocazione del militare.

Ci sono voluti 5 anni di ricerche e l’impegno del gruppo di lavoro formato da Mauro Ambrosi, Guglielmo De Bon, Federica Delunardo, Daniele Girardini, Silvia Musi e Antonio Sasso, per giungere alla soluzione dell’enigma. Ieri sono intervenuti alla presentazione anche Viviana Ferrario, presidente della Fondazione Comelico Dolomiti, che ha patrocinato e sostenuto la pubblicazione, il direttore de L’Alpino Bruno Fasani, Paolo Tonon, oltre a Guglielmo De Bon che ha tracciato il quadro storico dell’indagine, svelandone la prima parte che stava portando ad un risultato deludente fino alla svolta data dai reperti che erano vicino alla salma. L’evento è stato accompagnato dai canti del Coro Comelico, diretto da Luciano Casanova Fuga. In sala c’erano anche i pronipoti di Carlo Cosi che finalmente, a più di 100 anni dalla sua morte, potranno portare un fiore sulla tomba del loro caro nel cimitero monumentale di Santo Stefano. —

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Pubblicato su Corriere delle Alpi