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“Africathletics” in Malawi con 12 borse di studio per bambini meritevoli in ricordo di Mario Pavan

L’associazione presieduta dal feltrino Enrico Tirel ha perso il fondatore morto a soli 25 anni per una malattia aggressiva nell’aprile del 2020 

solidarietà

Un progetto per educare, un’associazione per concretizzare e una raccolta fondi per non dimenticare. Mario Pavan, 25enne quattrocentista di Pavia, è stato il fondatore assieme al 28enne feltrino Enrico Tirel dell’associazione “Africathletics”, nata ufficialmente nel 2019 per portare l’educazione sportiva, alimentare e culturale in Malawi, nel sud del continente nero.

Pavan si è spento a fine aprile a causa di una malattia che in poco tempo lo ha portato via dall’affetto dei suoi cari. Un colpo durissimo per il sodalizio, che però, una volta superato shock iniziale ha ripreso presto in mano la bussola del dono e ha raccolto in poche settimane una cifra record, che garantirà 12 borse di studio ad altrettanti bambini di Monkey Bay, villaggio dove nel 2017 l’associazione (all’epoca progetto di un ente pavese) ha gettato le basi della sua attività solidale. Un impegno che prosegue più forte di prima.

«La risposta delle persone è stata incredibile», racconta Tirel commosso, «in molti ci hanno chiesto come poterci aiutare dopo la morte improvvisa di Mario e questo ci ha permesso di portare avanti i nostri progetti, nonostante tutto».

Il “tutto”, in questo caso, è la pandemia. «Ci eravamo conosciuti durante una gara di 400 ostacoli a Pavia», racconta l’atleta feltrino, «poco dopo sono partito con lui per lo Zambia dove abbiamo capito che il problema più grande della gente del posto era la programmazione atletica».

Una volta in Malawi», aggiunge Tirel, «abbiamo conosciuto Riki Anderson, responsabile del Mufasa eco lodge che è una struttura di accoglienza per turisti. Le abbiamo parlato del nostro sogno di creare un centro per l’educazione sportiva per i bambini del posto e ha subito deciso di appoggiare la nostra causa».

Così da tre anni, in collaborazione con le scuole primarie del paese, due volte l’anno per tre settimane i volontari dell’associazione scendono in Malawi per consegnare gli aiuti raccolti e insegnare i principi dell’atletica a insegnanti e bambini, fra i quali vengono poi selezionati i 16 più talentuosi e motivati a cui destinare le borse di studio annuali, con cui garantire loro istruzione, lezioni di matematica e inglese e allenamenti.

Qualcosa però, nel frattempo, è cambiato. Per la verità il coronavirus non è il più grosso dei problemi, se è vero che «qui l’età media è di 20 anni e verso i 50 le persone sono già considerate anziane.

La vera emergenza, con i confini chiusi e l’assenza di visitatori, è diventata economica e sociale». Ecco allora che grazie agli aiuti raccolti in memoria di Mario, quella parte del centro destinato all’istruzione sportiva e alle attività di Africathletics è diventato un vero e proprio ricovero per i bambini beneficiari della borsa di studio. «Praticamente vivono qui e frequentano anche corsi di nuoto, lezioni sull’alimentazione sala, laboratori d’arte, scaricando le famiglie di un bel pensiero».

Enrico Tirel, che è anche il presidente di Africathletics, è decollato per la sesta volta direzione Malawi venerdì 12 febbraio assieme al volontario bassanese Paolo Spezzati. La spedizione serve per portare due volte l’anno tutti gli aiuti raccolti anche grazie alla Federazione italiana di atletica leggera. Con loro ci sono anche il fotografo Davide Gaudenzi e il video maker Leonardo Brambilla di Cp studio: «Tante persone hanno paura di donare, soprattutto a realtà come la nostra che operato a migliaia di chilometri di distanza. Noi però operiamo senza intermediari, dalla raccolta del materiale donato alla consegna, alla preparazione atletica di ragazzi e insegnanti, che poi diventeranno loro coach».

Obiettivo del 2020 era replicare l’esperienza di Monkey Bay a Mulanje, posticipato proprio al lavoro di questi giorni. Il sogno di quest’anno poi sarebbe riuscire ad aprire anche un terzo centro, il che però farebbe «vestiti e scarpe per 600 bambini, 15 giorni di pasti garantiti per tutti, 16 borse di studio annue e due spedizioni l’anno in Africa. Insomma almeno 15 mila euro annui» precisa il presidente, che vengono raccolti anche in virtù dell’atletismo della quindicina di soci, impegnati durante l’anno nei campionati italiani di categoria della Fial con le maglie dell’associazione. Insomma là dove la volontà arriva, la solidarietà non ha confini. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi