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Dopo lunga malattia è morto Angelo Slongo eccellente restauratore

FELTRE

Si chiamava Angelo Slongo ed era un restauratore del legno talmente bravo che a lui, piccolo grande uomo del paesino di Villabruna, la Soprintendenza aveva chiesto di intervenire alla Fenice dopo l’incendio devastante del 1996. Da lui arrivavano gli antiquari più famosi di Venezia e del Veneto apposta per mettere nelle sue mani, prestigiosi mobili da restaurare. Feltre perde un’altra preziosità di talento, Angelo Slongo restauratore “insignito” e accreditato a livello pubblico e privato, che si è spento dopo una lunga malattia a 87 anni in ospedale a Belluno dove era stato ricoverato per un aggravamento. E dove è morto lontano dagli affetti della moglie Rosetta, compagna di vita e di mestiere, e dei figli Tiziano e Daniele.

Slongo era nato a Parigi nel 1933. A otto anni tornò in Italia con la famiglia, e subito dopo la guerra cominciò a lavorare come garzone da un restauratore ebanista, frequentando le scuole serali per l’avviamento al disegno artistico. La sua propensione all’arte lo ha reso nel tempo un restauratore di mobili antichi molto stimato e segnalato ben oltre i confini locali e regionali. Durante gli anni ha prestato mani e ingegno per restaurare mobili antichi commissionati da diversi antiquari di Venezia, fra questi Casellati che era poi diventato “di casa” a Feltre.

Tornato nelle città delle sue origini, Angelo si è messo in proprio continuando da una parte a restaurare antichi manufatti per importanti antiquari a livello nazionale, dall’altra prestando la propria arte nel restauro di altari e opere lignee in collaborazione con la Soprintendenza. Interventi che portano la sua firma sono sparsi un po’ in tutta Feltre, sia in case private che nelle chiese, per citarne una la chiesa di San Marcello a Umin, oltre che al museo civico e al teatro della Sena. Altri interventi di restauro sono presenti in Italia, fra Venezia, Firenze e Trento, per citare le più grandi, e anche all’estero (Londra, New York).

Dedito alla famiglia e al lavoro fino all’aggravarsi delle sue condizioni di salute, Angelo è riferimento affettivo per i suoi compaesani dai quali viene ricordato per il suo impegno civico e sociale. Nel 1996 la Soprintendenza aveva chiesto ad Angelo di prestare la sua opera alla ricostruzione della Fenice di Venezia dopo il rogo. Il restauratore aveva declinato perché ormai deciso di andare in pensione e gli sembrava un impegno troppo gravoso. Ma è stato la prima persona a cui ci si è rivolti nella consapevolezza che fra le sue mani, operose e competenti, il teatro avrebbe recuperato le antiche, e fedeli, spoglie lignee.

I funerali di Angelo Slongo saranno celebrati domani alle 11 nell’arcipretale di Villabruna. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi