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Lo Stato risarcisce un ex carabiniere Si era ammalato dopo la trasfusione

Quattro cause dal 2008 fino ad oggi per vedere riconosciuto il danno patito a causa di una sacca di sangue infetto

pieve di cadore

Quattro cause e quattro risarcimenti in 12 anni, andati tutti in porto.

L’ultimo di 620mila arriverà per accordo con lo Stato. Sono le cause e i risarcimenti che spettano alla famiglia di un carabiniere di Latina (morto alcuni anni fa) che aveva prestato servizio a Pieve di Cadore negli anni Settanta. Il 30 maggio del 1972 il carabiniere finisce in ospedale a Pieve dove gli viene fatta una trasfusione di sangue. A quella trasfusione viene fatta risalire una epatite virale C che emerse in seguito.

La prima battaglia legale infatti era iniziata nel 2008 quando il carabiniere in pensione di Latina ha chiesto al tribunale della sua città il riconoscimento dell’indennizzo previsto dalla legge numero 210 del 1992 in favore delle persone danneggiate da trasfusioni di sangue infetto.

Quella causa però non era andata bene e l’avvocato Renato Mattarelli, che ha assistito l’uomo finché è rimasto in vita, ha dovuto ricorrere alla Corte d’appello di Roma che nel 2013 ha finalmente riconosciuto l’indennizzo richiesto, circa 800 euro al mese.

La seconda e più complessa battaglia legale è iniziata nel 2012 quando l’uomo ha chiesto al tribunale di Roma di condannare il ministero della Salute per tutti i danni patiti a seguito delle gravi infezioni di epatite da emotrasfusioni.

Infatti ad integrazione dell’indennizzo, che è una specie di pensione, l’uomo ha chiesto ed ottenuto, purtroppo dopo la sua morte avvenuta nel 2016, un ulteriore risarcimento integrale di tutti i danni e quindi non soltanto il danno creato dalla cirrosi epatica ma anche il danno da vita rovinata, dalla sindrome depressiva reattiva alla consapevolezza del contagio.

Questa seconda ulteriore condanna del ministero della Salute a circa 400mila euro di risarcimento è arrivata quanto l’ex carabiniere era deceduto da pochi mesi.

La terza battaglia - avanzata questa volta dagli eredi - è terminata con il pagamento di un emolumento di circa 78mila euro dovuto dalla speciale legge 210/1992 in favore degli eredi di chi a seguito di emotrasfusioni è deceduto.

La quarta battaglia, iniziata recentemente nel 2018 dagli eredi dell’uomo, sempre con l’avvocato Renato Mattarelli ha contestato al Ministero della salute, non più e non soltanto i danni che il loro congiunto aveva patito in vita ma, anche il danno morale patito personalmente per l’uccisione e l’omicidio colposo del loro congiunto.

Il tribunale ha imposto allo Stato di sottostare ad una transazione e quindi ad un accordo in corso di causa, con gli eredi dell’uomo di Latina deceduto. «Il giudice ha infatti imposto alle parti in causa di risolvere bonariamente il giudizio per evitare una evidente condanna del ministero della salute», spiega l’avvocato.

«Qualche giorno fa mi è arrivata una proposta transattiva per la chiusura della causa con un pagamento a saldo e stralcio di circa 620mila euro in favore degli eredi. Questa volta la giustizia è davvero arrivata per ben quattro volte di seguito dovendo però fare i conti con la morte di una persona. Quello del sangue infetto - ha commentato ancora l’avvocato Mattarelli - resterà per molti anni una delle principali piaghe sanitarie che hanno fatto vergognare lo Stato italiano per le sue gravi omissioni nei controlli del sangue per uso terapeutico, in particolare nel periodo che va dalla metà degli anni ‘60 a metà degli anni ‘90». —

Pubblicato su Corriere delle Alpi