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Nei boschi di Gosaldo tanto legname a terra «Problemi con le ditte»

Sopralluogo insieme al sindaco Giocondo Dalle Feste sui principali luoghi colpiti dall’alluvione. «Preoccupati per le cataste di tronchi a Forcella Aurine» 

Gianni Santomaso / GOSALDO

Cinquanta chilometri di strade da percorrere per raggiungere cinquantacinque frazioni, alcune abitate soltanto d’estate (o, seppur meno, d’inverno) da proprietari di seconde case. Gosaldo è il paese agordino che ha sofferto di più lo spopolamento della montagna e che, complice la sua notevole estensione, risulta estremamente difficile amministrare nella morsa tra la necessità di sistemare l’esistente e di tentare ricette per il futuro. Per un futuro.

Vaia qui ha colpito dappertutto: dai boschi di Forcella Aurìne, fino ai Pattìne e alla vecchia California, dalla strada del Vecchio Confine a Renón, passando per le Còrde Mòle e per Sèlle. Mentre saliamo lungo la strada silvo-pastorale (appena conclusa con fondi post-Vaia) che, lasciati a valle i Sarasìn e attraversati i Faustìn, porta al pascolo di Cavallèra, il sindaco Giocondo Dalle Feste ci indica i 4 mila metri cubi di legname ancora a terra nell’area di Pra de la Fórca e dell’Acqua de la bìsa.

«Poi ce ne sono altri quattromila più avanti – spiega – il prossimo mese inizieranno a recuperare quelli più a valle, a Domadóre». Anche nella zona di Stamère-Cristo de le Traversàde-Lagón c’è ancora molto da fare.

«Una ditta toscana si era aggiudicata il bando – dice il sindaco – ha dato inizio al taglio e all’esbosco e ha esportato 3 mila dei 20 mila metri cubi di legname. Poi sono sopraggiunte delle difficoltà tra la ditta principale e le altre slovene e austriache di cui si avvale. Fatto sta che attualmente siamo fermi. La ditta è seria e ha onorato gli impegni economici, ma ora speriamo si muova, noi abbiamo fatto vari incontri per spronarla a finire anche perché siamo preoccupati dalle grandi cataste di tronchi lasciate un po’ alla rinfusa a Forcella Aurìne».

A questi punti più estesi e più facilmente raggiungibili se ne aggiungono però altri sparsi qua e là nei quali la pulizia sarà più ardua. «Il problema dice Dalle Feste – è che Vaia ha scatenato dei microtornadi dappertutto: ci sono 50-60 piante a terra e attorno tutto a posto. Ma le 50-60 piante sono in posti irraggiungibili. Sopra Faustìn, poi, c’è il versante del Col Piàgher che è abbattuto, ma è sito valanghivo e potremo intervenire solo quando verranno installate le reti per evitare che le valanghe arrivino ai Faustìn, ai Ciét, ai Marchét e ai Sarasìn».

Da quest’ultima frazione si passa il confine col Trentino. A Sagrón si svolta in giù e si torna indietro, per una parallela alla 347, che porta a Gosaldo. È la strada del Vecchio Confine lungo la quale Vaia prima e le piogge del novembre scorso poi hanno provocato tanti danni, isolando per alcuni giorni alcune frazioni. «Con Vaia qui era tutto un disastro – spiega il sindaco – per fortuna eravamo riusciti ad asfaltare prima e così l’acqua ha potuto defluire senza scavare. I servizi forestali hanno fatto una briglia e devono farne un’altra. Abbiamo approvato nei giorni scorsi un progetto per un attraversamento di una valle che quando piove porta giù un sacco di materiale».

Tra i Piòle (sei abitanti), i Códa (due) e i Nòri (l’ultimo abitante è morto qualche mese fa) in un tratto dove i faggi avevano schiacciato auto e trattore, i forestali hanno posizionato un tombotto tre per tre e il Comune ha asfaltato. Anche sopra i Carrèra e i Bezzói il Comune, con l’avanzo libero di amministrazione, ha asfaltato la strada che porta a quella che, prima di divenire caserma delle finanze e poi casa per ferie (oggi abbandonata) del Comune di Casale di Scodosia (Pd), fu Villa Morosini. «La contessa non la usò mai – ricorda il sindaco – perché la prima volta che giunse a Gosaldo trovò un tempo infame, pioggia e brentane, e non volle più venire». —

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Pubblicato su Corriere delle Alpi