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Rapina nell’abitazione di un conoscente: forte sconto in Appello

FELTRE

Rapinò un anziano conoscente. Condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, Peter Faoro ha spuntato un robusto sconto in Appello. La pena è scesa a due anni e otto mesi e ci sarebbe spazio per un ricorso in Cassazione, premesso che il suo difensore Tullio Tandura fa sapere che ventiquattro mesi li ha già scontati, dopo di che dovrebbe lasciare il carcere di Baldenich, per entrare in una comunità di recupero.

Il fatto risale alla notte tra l’8 e 9 giugno 2018, mentre era in corso la 24 ore di ciclismo, verso le 4 del mattino. Un uomo è entrato nella casa del 78enne feltrino. Era travisato da un fazzoletto rosso, aveva una pila in mano, parlava con uno strano accento romeno e, a sentire il padrone di casa, sembrava un vampiro. Avrebbe detto «dammi tutti soldi, non chiamare carabinieri altrimenti tu domani morto». L’anziano gli ha consegnato 130 euro, tutto quello che aveva e il rapinatore se n’è andato, portando via un cappello nero e una felpa. A distanza di un po’ di tempo, nella stessa casa si sarebbe presentato proprio Faoro, dicendo al rapinato che anche a lui un rumeno aveva rubato il borsello con dentro le medicine. Un comportamento questo, che gli è costato la definizione di «scellerato» da parte del suo difensore in aula.

Secondo la Procura della Repubblica, dalle indagini è emerso tutto il necessario per arrivare a una sentenza di condanna. Quella notte era finita con l’intervento dei carabinieri, che ci hanno messo pochi minuti, per arrivare alla casa dell’anziano richiedente il loro intervento, aiutarlo a riprendersi da uno spavento peraltro neanche troppo pesante e raccogliere una prima descrizione del rapinatore. Le due pattuglie di servizio si sono divise per perlustrare i paraggi, puntando verso la stazione, e viene bloccato e identificato Faoro.

Per la difesa, invece, ci sono molte cose che non tornano per niente: i tempi, il fatto che la famosa felpa non sia mai stata ritrovata e anche l’altezza del rapinatore. Un attacco frontale alle indagini, che a Venezia ha avuto una parziale soddisfazione. La pena è scesa sensibilmente e, con le motivazioni della sentenza in mano, ci potrà essere ricorso in Cassazione. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi