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Tanti amici a salutare Giulia «Una bimba sempre felice»

I compagni di classe hanno recitato una poesia in rima che tanto le piaceva Grande emozione nell’omelia quando don Alberto ha parlato con il fratellino

. Tanti amici, tanti cuori feriti. Piena da non poterci più entrare la chiesa cittadina di San Giovanni Bosco per l’ultimo saluto a Giulia De Bernardin Gole, la bambina di 10 anni morta venerdì scorso, a San Pietro di Cadore. C’erano i compagni di classe della quinta elementare del vicino istituto Agosti e quelli del fratellino Francesco, che frequenta la seconda. Giovanissimi volti solcati dalle lacrime. Occhi di solito vivacissimi, che ieri mattina mostravano un misto di tristezza e incredulità, perché a quell’età non puoi volare in cielo, dopo esserti svegliata felice come sempre, prima di un forte mal di testa. Incomprensibile e inaccettabile.

E poi c’erano molti amici, conoscenti e colleghi di lavoro di mamma Alessia e papà Cristian. Parecchi arrivati dal Comelico, dove la bimba era in vacanza per gli ultimi giorni delle feste di Natale, a casa della nonna.

Un grande e caldo abbraccio, intorno a una piccola bara in legno bianco, sormontata da un cuscino rotondo di rose bianche e rosse. Piacevano tanto i fiori a Giulia De Bernardin. E in apertura della cerimonia funebre officiata da don Alberto Maschio, il fratellino Francesco e il suo migliore amico hanno depositato un’altra rosa bianca sulla cassa.

Amava anche le poesie composte in rima, come quella che i compagni seduti sui banchi accanto all’altare hanno recitato insieme con la voce rotta dall’emozione: «Cara Giulia, ti terremo sempre nei nostri cuori» l’ultimo verso.

Nell’omelia successiva alla seconda lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi e ad un brano tratto dal Vangelo secondo Matteo, il parroco ha aperto un dialogo ideale con il bambino, ricordando alcune cose che i due si erano detti nei giorni scorsi, per cercare di dominare un dolore fortissimo: «Tutti immaginiamo il tuo stato d’animo, in un momento così triste che non si vorrebbe mai vivere», ha detto don Alberto, «ma il ricordo di una sorella come Giulia ti aiuterà senz’altro. La cosa che più ti piaceva fare era andare a nuoto insieme, perché era più grande e ti sentivi protetto dalla sua presenza. E poi lei era sempre felice, per cui avevate un bellissimo rapporto. Tutto questo è amore».

Con tutta la gente in piedi che c’era, non è stato semplice distribuire la comunione e raccogliere le offerte, prima della seconda parte della cerimonia, all’esterno della chiesa di Baldenich. Sotto un cielo azzurro, che solo una mattinata di sole in montagna può regalare, sono state recitate le tre Ave Maria, che il salesiano don Giovanni Bosco raccomandava, prima di andare a dormire, dopo una lunga giornata di lavoro o di studio. Spontaneo l’applauso finale: un incoraggiamento per i genitori e anche un modo per accompagnare Giulia in paradiso.

Tutti hanno voluto salutarla con una carezza o un bacio alla bara, dopo le condoglianze ad Alessia, Cristian e ai parenti più stretti, prima che la macchina lasciasse il piazzale e si dirigesse verso il cimitero di Costalta, dove la bambina riposerà. «Tutto questo è amore». —

Pubblicato su Corriere delle Alpi