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Lutto in città, è morto Leonisio Doglioni

Storico primario di anatomopatologia del Santa Maria del Prato è stato per molti mandati alla guida della Famiglia Feltrina



. Si è spento all’età di 97 anni Leonisio Doglioni, storico primario di anatomopatologia del Santa Maria del Prato, fra i fondatori e presidente per tanti mandati di Famiglia Feltrina. Il professor Doglioni che nonostante l’età avanzata e qualche acciacco non mancava mai di presenziare alle occasioni importanti di affermazione della feltrinità, era stato dimesso dopo alcuni giorni di ricovero. Sostenuto dall’affetto dei suoi cari, ha potuto chiudere gli occhi nella propria casa. In quella casa segnata, quattro anni prima, dalla perdita della moglie Eurosia Buffo.

IL PRIMARIO

Leonisio Doglioni ha rappresentato, per il Santa Maria del Prato, uno dei “magnifici tre”, come ricordano i vecchi colleghi, in un’impostazione, quella di settant’anni fa, che torna ora nel modello dei tre dipartimenti ospedalieri. Doglioni per oltre quarant’anni è stato primario del laboratorio analisi e del centro trasfusionale che era riuscito a qualificare come terzo o quarto centro più importante del Veneto, dopo Padova e Verona. Erano gli anni in cui, al Santa Maria del Prato, accanto a Doglioni, per quello che si chiama ora dipartimento chirurgico, c’era il primario Alberto Binotto, mentre il dipartimento medico-internistico di oggi, in quegli anni era a capo di Modesto Dalla Palma. Il nome di Leonisio anatomopatologo si lega anche alla tragedia del Vajont quando, con i due colleghi di Belluno, aveva ricomposto le salme di centinaia di morti per tentare di restituirne l’identità.

L’ANIMATORE CULTURALE Trae origine dal suo attaccamento a Feltre, alla sua storia e alle sue vicissitudini, la sua opera di animatore culturale della città attraverso vari organismi quali La Famiglia Feltrina e il comitato Pro ospedale. «Forse meno conosciuta ma altrettanto importante», ricorda l’amico Gianmario Dal Molin, «fu la sua attività di ricercatore e studioso di storia della Chiesa, collegato con la “Societas veneta per la storia religiosa” di Padova del professor Sambin».

Dopo il pensionamento avvenuto a ridosso degli anni novanta, aveva messo a frutto il tempo per coltivare le passioni. Non era infrequente incontrarlo nei dipartimenti dell’università patavina con pacchi di documenti e fotocopie sottobraccio.

IL PADRE

Quella dei Doglioni, originari di Belluno ma naturalizzati feltrini, è una “bona gens”, una famiglia che lascia il segno per meriti indiscussi. Leonisio lascia quattro figli, Virginio, Claudio, Francesco e Carlo. La stessa comunità feltrina va fiera di come si sono spesi i Doglioni a livello nazionale e internazionale. Claudio è diventato primario di anatomopatologia ancora giovanissimo e ha prestato servizio da apicale al San Raffaele di Milano. Carlo dall’aprile 2016 è presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ed è stato insignito del premio Martiri Vittore e Corona nel 2018. Francesco è professore associato in restauro architettonico alla Iuav di Venezia dal 1998. È stato membro del Comitato nazionale per la Prevenzione del rischio sismico del patrimonio culturale. —



Pubblicato su Corriere delle Alpi