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Malore improvviso in casa, muore Renato Zanivan

L’esponente della sinistra era nella casa di famiglia: stroncato da un infarto. Sperandio: «È morto un carissimo compagno». Cerentin: «Sempre disponibile»

Non si è svegliato, ieri mattina, nella casa di famiglia a Cirvoi.. Renato Zanivan, segretario provinciale trevigiano di Sinistra Italiana, e padre della lista di Coalizione Civica, se ne è andato nel sonno, vittima di un attacco cardiaco. A 70 anni. Era originario di Feltre, a Belluno aveva casa a Cirvoi, quella della suocera, a Pieve di Cadore (luogo di residenza) aveva avuto anche un passato di amministratore. Una vita tutta vissuta a sinistra, - la sua famiglia era comunista, il padre era fornaio e partigiano a Pieve di Cadore – dal Pci a Si, passando per Liberi e Uguali.


A Treviso era il punto di riferimento, ma anche nel Bellunese era il punto di riferimento all’interno di Si.


Solo venerdì scorso aveva condotto la conferenza stampa sul trasporto pubblico, da Muscoli’s in Pescheria, a fianco di Luigi Calesso, coordinatore della lista con cui gli ex di Liberi e Uguali e della sinistra avevano corso in solitaria, non più con il centrosinistra come nella vittoria del 2013.


Zanivan, nato a Feltre ma cresciuto a Pieve di Cadore, aveva studiato al Pio X (liceo classico), per poi intraprendere, ma non completare, Medicina a Padova. Venne infatti letteralmente travolto dal 1968, entrando ne l Pci e occupandosi di fabbriche nel Bellunese, dove diventa dirigente del partito, vicino alla Cgil (ma nel sindacato non entrerà mai). Arriva a Treviso alla fine degli anni ’70, quando è segretario provinciale Renzo Donazzon. Entra subito nella segreteria, e allo scioglimento del Pci sceglie la mozione Ingrao, di cui sarà anche coordinatore. Esce dal Pci nel 1991, dopo aver perduto la battaglia, e apre un’azienda di import export con il fratello, girando il mondo. Si avvicinerà qualche anno dopo a Sinistra Europea a Rifondazione Comunista, ma è solo con Sel che torna alla militanza, fino a Liberi e Uguali.


Uomo di forti principi, ma anche incline alle mediazioni, era attentissimo anche all’urbanistica e all’ambiente, contro la cementificazione; strenuo difensore della sanità pubblica e del welfare, dall’assistenza all’edilizia popolare.


Lascia la moglie Fulvia e il figlio Niccolò, che sta rientrando dall’Asia: era a Hong Kong per lavoro.


«Perdo un secondo padre», dice affranto Said Chaibi, suo figlioccio politico. Sconvolto Luigi Calesso, coordinatore della civica: «Perdiamo un grande, era sempre con i piedi ben attaccati nella realtà». «Siamo distrutti, gli eravamo tutti molto legati», dice Stefano Pelloni, capogruppo del Pd ai Trecento.


«Questa notte è morto un mio carissimo amico e compagno: Renato Zanivan»: inizia così il cordogli o del presidente dell’Anpi Gino Sperandio, su Fb «sono davvero affranto anche perchè solo una settimana fa ero a cena a casa sua e di Fulvia dove ci siamo reciprocamente presi per il culo sui destini della sinistra, poi siamo andati assieme ad una iniziativa in cui ero relatore e gli ho rubato il pacchetto di sigarette che fumava di nascosto dalla sua Fulvia. Ora vorrei che continuasse quella pantomima sul fumo negato in cui per anni ho fatto il clandestino pusher delle sue trasgressioni, non sarà così purtroppo. Ciao Renato ti abbiamo voluto bene in tanti!».


«Per me è stato un maestro politico» dice Alessia Cerentin, di Si, «mi chiamava “desgrazia”. Aveva sempre a cuore le nostre montagne, era un burbero però un uomo buono che sapeva mandarti avanti dandoti le dritte giuste. Aveva sempre una buona parola: sabato era a Roma p anche per Belluno all’assemblea nazionale di Si. Quei politici che ti sostengono e riescono a stare in disparte: ecco, Renato non amava stare sotto i riflettori. Mi mancherà, c’era un forte legame affettivo».


La data delle esequie non è ancora stata fissata. —

 

Pubblicato su Corriere delle Alpi