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E' morto Mario Fabbri, il giudice del Vajont

Si è spento dopo una lunga malattia all’ospedale di Belluno dove era ricoverato da qualche tempo. Aveva trent’anni quando si trovò tra le mani il caso del secolo, per il Bellunese, la strage di quasi duemila persone spazzate via dall’onda alzata dalla frana del monte Toc.

BELLUNO

È morto Mario Fabbri, l’inflessibile giudice del Vajont. Si è spento dopo una lunga malattia all’ospedale di Belluno dove era ricoverato da qualche tempo a Casa tua 2. Lascia la moglie Luisa, conosciuta nel 1953 e sposata nel 1959, che lo ha seguito da Macerata a Rovigo, e poi a Belluno; e tre figli, Antonio, Antonella e Andrea.


Aveva trent’anni quando si trovò tra le mani il caso del secolo, per il Bellunese, la strage di quasi duemila persone spazzate via dall’onda alzata dalla frana del monte Toc. Oggi è facile dire: fu colpa dell’uomo. Ma allora, 55 anni fa occorreva provarlo. E non era facile. Fabbri si trovò ad affrontare enormi difficoltà nel corso delle sue indagini, tra perizie geologiche, idrauliche, ingegneristiche che fu costretto ad affidare a esperti internazionali non trovando in Italia chi poteva o voleva togliere il velo dai silenzi, dalle omertà dalle bugie.

Cinquecento pagine, tante sono quelle della sentenza di rinvio a giudizio firmata da Mario Fabbri per undici tra dirigenti della Sade, progettisti e tecnici, depositata il 21 febbraio 1968. Il processo si svolse a L’Aquila. La sentenza definitiva della Cassazione è del 25 marzo 1971, due settimane prima della prescrizione. Due soli i condannati, nonostante le pesantissime accuse e le altrettanto pesanti richieste di condanna.

Pubblicato su Corriere delle Alpi