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Il ricordo di Massarotto e delle sue imprese

Pieve. All’alpinista colpito da un fulmine e morto nel 2005 è stata dedicata una serata in Magnifica

PIEVE DI CADORE. Sono passati dodici anni da quando un fulmine caduto sulla Torre dell’Emmele ha causato la morte di Lorenzo Massarotto. A ricostruire quella tragica giornata del 10 luglio 2005, durante una serata organizzata nell’ambito del programma “Sulle Dolomiti di Tiziano”, promosso dai Cai, è stato Mauro Favaretto, suo amico fraterno e di scalate. La serata, che si è svolta in una sala della Magnifica Comunità al completo, è stata aperta da Bepi Casagrande, che dopo aver ricordato le finalità dell’appuntamento ha raccontato la personalità di Massarotto, lodandone la pulizia morale e anche le sue grandi capacità tecniche. In sala c’erano anche gli amici di Lorenzo Massarotto, che insieme a lui hanno fondato l’associazione “Dimensione Montagna”. Continua ad andare avanti, nonostante la tragedia che ha colpito il gruppo.

Dalle parole degli amici di Massarotto è emerso un uomo puro dell’arrampicata: «Usava pochissimi chiodi», ha spiegato Favaretto, «perché era uno scalatore ed atleta. Infatti, si allenava tutto l’anno ed era sempre pronto a partire. Sapeva scalare sfruttando tutti gli appigli che la montagna offriva, anche utilizzando i piccoli anfratti utilizzati dai fiori per crescere. Ripeteva sempre che la montagna era una cosa sacra che doveva essere rispettata perché dovevamo tramandarla così ai nostri figli».

Nel corso della serata sono state ricordate anche molte imprese che il gruppo ha realizzato negli anni di attività, iniziati nel 1971. Tra questi la spedizione sul Manaslù nel 1979 e quella epica in California, quando nel 2000 il gruppo visitò la Yosemite Valley ripetendo la famosa via “The nose” a El Capitan. Una serata fuori nell’ordinario, che si è conclusa con il racconto drammatico della sua morte.

«Il fulmine che ha colpito Lorenzo», ha continuato Favaretto, «non è stato l’unico. In precedenza un’altra saetta aveva colpito me e solo per miracolo sono ancora vivo: mi ha attraversato tutto il corpo, uscendo dalle mani che mi sono rimaste inutilizzabili per molti minuti. Con gli altri compagni di cordata avevamo deciso di scendere e, proprio a causa delle mie mani colpite dal fulmine, Massarotto voleva aiutarmi portando la pesante corda. Insisteva, e presa la corda la stava sistemando, mentre insieme agli altri avevano iniziato a scendere. Pochi minuti dopo, ci siamo accorti che Lorenzo non c’era. Siamo tornati indietro e dopo alcuni minuti abbiamo visto che un fulmine lo aveva colpito scaraventandolo su un terrazzino più in basso della piazzola dove ci eravamo fermati al termine della scalata. Chiamati i soccorsi, l’elicottero non ha potuto raggiungerlo a causa del temporale ed è stato raggiunto da una cordata salita dal basso». Un racconto vivido, drammatico, che ha riportato molti a quel tragico giorno del 2005. (v.d.)

Pubblicato su Corriere delle Alpi