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Pedavena, gli amici di Alessia piangono la compagna: «Ci aiuterai a vivere una vita migliore»

Pensieri e riflessioni si accavallano tra i giovani che conoscevano la diciassettenne deceduta all’ospedale di Treviso

PEDAVENA. È dal cuore e dalla penna di amiche e compagni di classe di Alessia De Nadai, la studentessa dell’Itis morta in ospedale e Treviso, che esce il ritratto di una ragazza che lascia il segno sul cammino che ha percorso per quasi diciotto anni – fra pochi mesi avrebbe raggiunto la maggiore età – e che si consegna alla storia della comunità. Alessia donerà i suoi organi, ricordano le amiche che cominciano a elaborare il lutto, dopo la notizia traumatica e improvvisa della scomparsa di Alessia.

«Era sempre molto disponibile e mi ha dato supporto in molti momenti difficili della mia vita. Era solare, timida all’apparenza ma una volta conosciuta meglio era di un carattere forte e deciso. Era bellissimo parlare di tutto con lei perché riusciva ad ascoltare e a strapparti un sorriso con la sua semplicità», così si comincia a “raccontare” Alessia. La giovane ha festeggiato l’ultimo giorno di scuola con una partita di pallavolo, nel campo dell’Itis Negrelli istituto dove frequentava l’indirizzo in tecnologie bio-sanitarie. Una partita e una promessa, quella di organizzare qualche uscita estiva con le compagne.

«Ciao Ale, ci vediamo in giro a qualche festa quest’estate», ricorda con rimpianto un compagno di classe. «Ci siamo lasciati così, con una promessa. Eri una ragazza bellissima, simpatica e schietta. Sono sicuro che d’ora in poi ci guarderai da lassù con la speranza che ognuno di noi possa vivere la propria vita nel migliore dei modi e ci guiderai nel farlo». «Con te la vita è stata estremamente ingiusta, la tua mancanza lascia un vuoto immenso in quella piccola classe. Fisicamente ci hai lasciato, ma il tuo ricordo resterà per sempre vivo nel cuore di tutte le persone che ti vogliono bene», altra riflessione.

E poi l’incredulità, il trauma dell’assenza, lo smarrimento: «Ciao Ale, chi lo avrebbe mai detto che ti saresti trovata a guardarci con i tuoi occhioni azzurri da lassù. Di te voglio ricordare quell’enorme dolce sorriso e la libertà che ti distinguevano. Ti porto con me e faccio tesoro di quello che mi hai lasciato». Smarrimento ma anche rabbia per un destino crudele, è quello che si interpreta dagli scritti dei compagni. «Il destino non aveva il diritto di farti questo irreversibile torto, avevi ancora un mondo davanti da scoprire, avremmo dovuto festeggiare il diploma e incontrarci ogni anno per la rimpatriata della nostra classe stupenda. Invece ora manca un pezzo del puzzle stravagante che formavamo e nessuno sarà mai in grado di colmare. Ma so che quando a settembre torneremo in quell’aula tu sarai lì con noi».

C’è infatti chi non mette in discussione l’immanenza di Alessia: «Piango la tua assenza ma non riesco a sentirti distante, ti sento vicino e voglio continuare a parlarti. Ti ricorderò per sempre come un’amica speciale, solare, determinata e disposta ad aiutare gli altri, ti ricorderò per l’amore che hai sempre donato nella nostra vita, ti ricorderò per la persona stupenda che sei stata. Non resta che augurarti buon viaggio amica mia».laura milano

Pubblicato su Corriere delle Alpi