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Folla in chiesa a Rasai per l’addio a Michele: «Lui vi avrebbe detto: coltivate i vostri sogni»

Tanti i giovani presenti per accompagnare il 24 enne nell’ultimo viaggio. Il suo ultimo regalo è stato aiutare altre persone donando i tessuti

SEREN DEL GRAPPA. In un tripudio di fiori sull’altare e una moltitudine colorata di giovani fra le navate e il sagrato della chiesa di Rasai, si è data ieri enorme dimostrazione di affetto alla famiglia di Michele Pagnussat. Una famiglia distrutta che nella condivisione del dolore per la tragica scomparsa di un figlio di appena 24 anni, morto a seguito dell’incidente stradale di giovedì sulla strada del Carpen, “non ha portato da sola la croce”. Nella sentita omelia di don Alessandro Coletti celebrata assieme al parroco don Evaristo che aveva battezzato Michele e che lo aveva istruito ai compiti di chierichetto quando era bambino, non è mancata una riflessione sul “perché” di una morte tanto prematura quanto ingiusta.

«Se ci fermiamo a questo perché, noi impazziamo. Ma ci sono altre due parole che ci confortano nella fede, quelle di “accogliere e affidare”. Accogliere significa essere consapevoli che Michele fisicamente non c’è più, ma il papà Sandro e la mamma Claudia devono sapere di aver affidato il proprio figlio all’abbraccio di Dio».

E rivolto alla sorella Natasha, ai parenti e ai tantissimi amici che hanno affollato la chiesa, il parroco ha richiamato la metafora della condizione umana assimilabile a un vaso di argilla. «Dentro questo vaso c’era un tesoro che adesso si trasforma in dono per altri che dalla perdita di una persona cara possano trarre consapevolezza sul valore della vita. È come se Michele stesse incitando altri giovani come lui a coltivare sogni e realizzare progetti. Adesso lui vive in Cristo e non può realizzare altri progetti. Ma passa il testimone a tutti voi affinché ognuno esca da qui con una volontà più forte».

E di progetti, il giovane parrucchiere che si era formato alla scuola professionale di Levico e già aveva messo a frutto il talento in alcuni saloni del Bellunese, ne aveva uno in particolare, quello di trasferirsi in Corea del Sud di cui si era innamorato dopo un periodo di permanenza. Sarebbe stato lì, non essendogli mancati né la determinazione né il coraggio di intraprendere un percorso di vita in altro continente.

Pubblicato su Corriere delle Alpi