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Sottocastello si ferma per l’addio a Sara «Eri piena di energie e pronta ad aiutare»

Il funerale della diciannovenne morta nello schianto sul ponte Cadore è stato celebrato dal prozio, don Osvaldo Belli

«Se non fosse andata al lavoro, se non avesse preso la macchina, se fosse partita cinque secondi prima o cinque secondi dopo: ci sono tante domande a cui non sappiamo rispondere perché non tutto, nella nostra vita, è programmato».

Don Osvaldo Belli, parroco di Lozzo di Cadore, ha esordito così celebrando ieri pomeriggio la messa delle esequie della sua pronipote, la diciannovenne Sara Candeago, che il 9 settembre ha perso la vita nell’ennesimo incidente stradale sul ponte Cadore. Molte le persone che si sono riunite all’esterno della chiesetta di San Lorenzo di Sottocastello, frazione dove Sara abitava con la sua famiglia da quando aveva tre anni, per l’ultimo saluto alla ragazza che il prossimo 28 settembre avrebbe compiuto vent’anni.

«Di pronipoti ne ho tanti», ha spiegato don Osvaldo nella sua omelia, «ma di Sara ricordo particolarmente tre caratteristiche. Era colma di energie già dal momento del battesimo, quando ha rischiato di rovesciare la fonte battesimale; era così brava a scuola che si rendeva disponibile anche a dare ripetizioni ai compagni – e si dispiaceva per loro anche se poi i brutti voti continuavano ad arrivare – ed era particolarmente riservata e non amava mettersi in mostra, tant’è che reperire le fotografie in questo periodo è stato davvero difficile».

Un pomeriggio molto piovoso nella piccola frazione di Pieve di Cadore dove moltissimi amici di Sara, gli ex compagni di classe della scuola alberghiera di Cortina, i compaesani e alcuni nuovi colleghi di lavoro della Trenti Industria Occhiali di Perarolo, si sono uniti al dolore dei familiari per l’improvvisa scomparsa della ragazza, che subito dopo il diploma si era data da fare per cercare un impiego, non però nel settore culinario.

Lavorava solo da quattro giorni alla Trenti, in località Ansogne, quando giovedì 9 settembre alle 17. 45, nel tragitto di rientro a casa, la sua Clio è stata colpita da una Mercedes alla cui guida c’era un anziano trevigiano.

«Sara ora è in un’altra vita, la vera vita, se abbiamo fede», ha continuato don Belli, «ma siamo sicuri di una cosa, che Dio per tutti noi vuole il meglio. Faccio un invito, pensiamo in grande, non accontentiamoci mai. Anche Sara, con la sua determinatezza, avrebbe voluto continuare i progetti della sua vita».

Il centro di Sottocastello invaso dalle lacrime e dal dolore dei partecipanti, distribuiti tra via della Chiesa, via San Valentino e Vicolo Zovo, poi l’ultimo saluto le è stato dato nel cimitero di Pieve dove tutti i presenti hanno mostrato la loro vicinanza alla mamma Carla, al papà Bruno e ai fratelli Anna, Emma e Vittorio che si sono visti portare via la vita di Sara.

«Rispettiamo le regole, ciascuno nel proprio ambito», ha concluso don Osvaldo Belli, con un chiaro riferimento al Codice della Strada, mentre sui social continua a farsi sentire la voce di chi chiede d mettere in sicurezza la circolazione sul ponte Cadore, teatro di incidenti gravi.

Sui social anche i familiari di Sara, con un post, hanno ringraziato tutti quelli che hanno partecipato in questi giorni al dolore, con un messaggio, con una visita a casa, con un abbraccio. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi