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«Il nostro operato in questi mesi sa di sopravvivenza»

In quel grande frullatore di cose umane che è l’ambulatorio di un medico, ti capita di vedere le estremità di una dimensione: questa settimana ho un paziente covid che sta lottando per la vita, attaccato ad un ventilatore automatico, e venerdì un altro mio paziente ha messo fine alla sua vita impiccandosi nel suo capanno degli attrezzi.

Nella stessa settimana una paziente è caduta in un delirio psicotico per paura di infettarsi e un’altra mia giovane assistita mi ha confessato di ingerire circa trenta compresse di dulcolax al giorno, per paura di ingrassare.

Mi rendo conto che il campionario delle vicende umane è vasto e contraddittorio, a volte imbarazzante nella distanza tra gli estremi: chi lotta per non morire e chi si dà la morte, chi la sfiora provandone paura o maligna attrazione. Se il medico vuole continuare a restare al suo posto, senza imboccare il sentiero dello sconcerto, accarezzando l’ipotesi che “sia tutto un equilibrio precario sopra la follia”, deve cercare un comune denominatore della vita e applicarlo al senso comune, per non andare a viole.

Stiamo applicando tutti i protocolli per la salute delle persone: facciamo tamponi rapidi, mettiamo in quarantena i positivi, affrontiamo tutto il resto delle patologie, pur con tutti i limiti che ci impone il covid con gli ospedali al tracollo e i colleghi allo stremo. Cerchiamo di tenere alta la testa in mezzo alla tempesta, secondo quanto mi suggeriva mia nonna quando diceva “quando passa la piena, fatti canna. Piegati per rialzarti alla fine”.

Tutto il nostro operato di questi mesi, sa di sopravvivenza, ma non crediate che lo facciamo tenendo il motore al minimo, anzi. Mai, come in questi giorni, stiamo correndo in salita con il cuore in gola, nonostante le solite critiche cattive puntino il dito contro i medici di base. 180 medici di base sono morti per covid, non credo si siano infettati giocando a tennis. Ma, tornando ai miei pazienti, quanto vale una vita? Il dolore di chi respira con un ventilatore ha lo stesso peso del dolore di chi lo appende ad una corda? E il dolore di chi teme la malattia, è lo stesso di chi la cerca con i farmaci? Quante croci ci sono sul Golgota, solo quelle degli innocenti oppure bisogna contare anche quella del ladrone accanto?

Qualunque sia il percorso di una via crucis, c’è sempre una strada bagnata di lacrime e il medico che le raccoglie tutte sa benissimo quale miracolo gli mostra la vita. Ha studiato il miracolo al microscopio, ha visto quanta intelligente ingegneria ci sia in una cellula, eppure, ogni stella muore con ogni luce possa aver generato. Il valore di una vita si conta solo in giorni spesi per gli altri. Se “uno vale uno”, avrà vissuto solo l’illusione di farla franca e gli porteranno dei fiori di plastica. Solo quelli non appassiscono mai.

P.s.: i vaccini per tutti. Non facciamo che qualcuno sul Golgota sia morto per nulla...

Pubblicato su Corriere delle Alpi