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«Una persona molto semplice reduce di guerra in Ucraina»

La famiglia Baldovin piange il 44enne collaboratore domestico trovato morto «Stava facendo un sopralluogo nella zona di Ligonte per andare a pescare»

LOZZO

«Era una persona semplice, gentile e affettuosa, ha voluto bene ai miei genitori».

È così che Mario Baldovin ricorda Yurkevych Rusland, il quarantaquattrenne di origine ucraina e residente a Lozzo scomparso nel pomeriggio di domenica mentre stava facendo un sopralluogo nella zona di Ligonte, la parte bassa del paese che costeggia il fiume Piave.

«Era reduce di guerra nel suo paese», continua Baldovin, «e arrivò in Italia due anni fa. Assieme alla moglie, anch’essa ucraina, ha prestato servizio come collaboratore domestico nella casa dei miei genitori. Era una persona magnanime e svolgeva con amore il suo lavoro, arrivando addirittura a sostituirsi a noi familiari nel rapporto di fiducia con i genitori. Era sempre disponibile e aveva a cuore la salute degli assistiti, gli scendevano le lacrime quando qualcosa non andava bene».

Yurkevych aveva la passione per la pesca e domenica mattina era partito per andare a perlustrare la zona di Ligonte, considerata probabilmente una postazione potenzialmente strategica sulle rive del fiume Piave.

«Non me ne aveva parlato», dichiara ancora Mario Baldovin, «se mi avesse detto della sua intenzione di visitare l’area gli avrei consigliato di seguire il sentiero più basso, privo di ogni pericolo. Yurkevych ha preso invece il sentiero più pericoloso e probabilmente, giunto nel punto in cui doveva calarsi con la sua corda, è rimasto bloccato, sospeso nell’aria. Dopo quindici minuti, stando ai soccorritori, iniziano a venire meno i parametri vitali».

Una morte assurda quella del collaboratore domestico che, forse per la lunghezza insufficiente della corda, forse per un movimento sbagliato, era rimasto bloccato per molto tempo, senza riuscire ad allertare i soccorritori. La moglie, dopo diverse chiamate senza risposta, ha provveduto ad avvisare proprio Mario Baldovin che, in poco tempo, si è diretto a Ligonte per iniziare le ricerche.

«Non sono riuscito a trovarlo», spiega amareggiato, «poi ho chiamato i soccorsi che, in poco più di un’ora e mezza, sono riusciti a rintracciare la posizione di Yurkevych. Abbiamo ricevuto la brutta notizia, tuttavia non posso che complimentarmi per professionalità, discrezionalità e tempestività dei carabinieri e dei membri del Soccorso alpino, i sanitari che hanno messo in azione un comportamento esemplare nei confronti della mia famiglia».

L’appassionato pescatore ucraino dedicava parte del suo tempo a costruirsi le esche, aveva molta voglia di andare a pesca ma stava attendendo Mario che, il prossimo anno, l’avrebbe aiutato a richiedere la licenza per iniziare a praticare l’attività.

«Voleva molto bene ai miei genitori», prosegue Baldovin, «era servizievole e cercava sempre di fare del bene a tutti. Era un uomo degno di fiducia e ricordo che, assieme alla moglie, ha prestato un servizio che pochi nostri concittadini farebbero; con grande dignità e dedizione, erano sempre pronta al bisogno».

È con queste dichiarazioni che Mario Baldovin ha voluto salutare quello che non era solo un suo dipendente ma anche un amico. Yurkevych lascia la moglie e una figlia ed essendo reduce di guerra sarà condotto in Ucraina dove avranno luogo le esequie. —

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Pubblicato su Corriere delle Alpi