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Chi era Alessio, il quindicenne morto tragicamente sulle rive del Piave

Frequentava l’Enaip di Longarone e amava la mountain bike e il calcio. La comunità di Santa Giustina si chiude nel dolore ed è vicina ai genitori Adriano e Michela e alle sorelle del ragazzo

SANTA GIUSTINA. Un ragazzo atletico, con un recente passato di giovane calciatore e ancora prima impegnato nella mountain bike e poi la scuola, l’Enaip di Longarone, la scuola che frequentava.

L’incidente di Alessio Bortoluzzi lascia senza parole la comunità di Santa Giustina che ora si stringe attorno ai genitori, papà Adriano che la lavora nel settore dell’edilizia e la mamma Michela Caldart, conosciuta in paese per la gestione di un’erboristeria, e le due sorelle. Una famiglia segnata dal dolore per una perdita per certi versi incomprensibile le cui cause saranno certamente oggetto di approfondimenti da parte dei carabinieri, anche se la dinamica sembra ricondurre l’accaduto a una tragica fatalità.

Sul luogo dell’incidente gli amici di Alessio seguono da vicino le operazioni di soccorso. L’adrenalina si mescola allo choc perché anche loro si rendono conto della gravità della situazione. Accompagneranno con il pensiero il loro amico verso l’ospedale di Belluno, dove purtroppo si spegnerà prima di sera.

L'Alessio sportivo

Alessio amava il movimento: dopo avere preso parte a qualche campestre organizzata dal Centro sportivo italiano è stato tesserato con il Girelli Dalla Rosa dove si dedicava alla mountain bike. È rimasto con quella società fino al 2012, ottenendo anche qualche buon risultato con la società di Santa Giustina. Poi ha iniziato a giocare a calcio con la Giovanile Pizzocco, quando c’era la collaborazione con Alpes Cesio e San Giorgio Sedico. Quattro anni nei tornei provinciali, per poi lasciare l’attività nel 2018 dopo un campionato di Giovanissimi provinciali.

Il “molo rosso”

Si chiama così quella zona dove da decenni i giovani della zona si buttano nel Piave per un tuffo. E così, quei tuffi dalle scogliere che tanto divertono i ragazzi che frequentano il tratto di fiume Piave in località Campo, sono diventati la normalità. Generazioni di giovani santagiustinesi lo hanno frequentato andandoci a fare il bagno. C’è una piccola spiaggetta dove si sistemano sedie sdraio, ombrelloni e asciugamani. Una zona ben conosciuta ai residenti, che ci arrivano con l’auto o con la bici lungo una strada che solo negli ultimi 150 metri è sterrata. Il Piave scorre calmo e le sue acque refrigeranti sono un richiamo irresistibile soprattutto per i più giovani.

Così da quella spiaggetta, si attraversa a nuoto il corso d’acqua fino ad arrivare alla sponda opposta. Da lì si risale il fiume camminando per circa 200 metri fino a quando non lo si attraversa di nuovo per raggiungere la scogliera da dove si eseguono i tuffi. Poi a riportare a valle i ragazzi ci pensa il fiume. Un divertimento insomma, nemmeno tanto pericoloso se non ci fosse stato quel masso che ha causato la tragedia.

Le piene del Piave, l’erosione provocata dall’acqua e forse anche Vaia hanno reso alcuni di quei massi instabili. Una zona che regalava sorrisi e relax diventa improvvisamente luogo triste, pieno di pena. —

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Pubblicato su Corriere delle Alpi