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Una folla per l’addio a don Davide Girardi «Una persona umile»

Il vescovo Marangoni ha ricordato alcuni episodi vissuti con il giovane sacerdote. È stato seppellito a Castellavazzo

Una folla commossa ha voluto salutare ieri don Davide Girardi, morto il 4 febbraio nella sua casa a Roma. don Davide, originario di Castellavazzo, si trovava nella capitale da tempo, in quanto svolgeva la sua attività in Nuovi Orizzonti. Il funerale di ieri pomeriggio, svoltosi nel duomo cittadino, è stata l’occasione di ricordarlo per tutti quelli che lo hanno conosciuto. La cerimonia è stata officiata dal vescovo monsignor Renato Marangoni, che ha concelebrato assieme al vescovo emerito monsignor Giuseppe, al rettore della Comunità Nuovi Orizzonti don Sergio Reali e ad un’ottantina di sacerdoti della diocesi.

Un’ora prima della cerimonia la cattedrale di San Martino era già ampiamente gremita. Poi, l’arrivo della bara in legno chiaro con don Davide, accompagnata dai genitori, dalla sorella, dal cognato, dai nipoti e da don Alessio Strappazzon. Nel frattempo il coro degli scout intonava il canto “Vocazione”. Infatti c’è stata anche una buona presenza di persone impegnate nello scoutismo proprio perché il sacerdote 45enne è stato per anni attivo negli scout di Longarone.

Durante l’omelia, monsignor Marangoni, dopo aver sottolineato la vicinanza alla famiglia ed aver tracciato alcuni tratti del cammino sacerdotale di don Davide, ha voluto raccontare un episodio personale vissuto in un viaggio con lui: «Nell’agosto del 2016, appena arrivato, don Davide venne con me in visita ad una missione in Niger, dove svolgeva il ministero don Augusto Antoniol. Attraversammo il fiume Niger in piroga. C’era anche don Robert Soccal. Appena immersi nel fiume mi accorsi che in un punto della piroga entrava acqua. Don Davide, sorridente, prese un piccolo recipiente che era lì a disposizione, capiente poco più di un bicchiere. Con questo raccoglieva l’acqua che entrava e la ributtava nel grande fiume». Il vescovo prosegue: «Un piccolo, quasi insignificante gesto. La quantità di un bicchiere a confronto di un grande fiume, ma era una piccola salvezza con cui voleva contribuire alla navigazione. Gesù ha detto, chiunque darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome, non perderà la sua ricompensa. Nella vita di don Davide ci sono stati innumerevoli bicchieri d’acqua. Un umile gesto che sparge un amore grande».

A fine celebrazione, il vicario generale don Graziano Dalla Caneva ha ricordato la figura di Don Davide, evidenziando la sua giovane età ed il suo percorso di vita, caratterizzato dalla ricerca di Dio e dalla disponibilità verso il prossimo: «Un cammino a tratti sofferto ma sempre rinvigorito per l’amore per Gesù». Poi, con riferimento alla sua attività in comunità, il vicario ha detto: «Nella sua fine sensibilità, seppur accompagnata da una certa riservatezza, era vicino alle persone e riusciva a capire il loro vissuto con uno stile semplice».

Al termine della funzione la bara è stata portata a spalla da sei sacerdoti all’esterno della chiesa, per poi raggiungere il cimitero di Castellavazzo dove il sacerdote riposerà. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi