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Il Cnsas: «Sentieri ghiacciati e pericolosi»

Barattin e Selenati affranti per la morte del 18enne: «Gabriele e Lorenzo esperti, ma in montagna il rischio zero non esiste»

Un abbraccio alle famiglie. Il Soccorso alpino si stringe attorno alla famiglia Comis, al centro della tragedia costata la vita al giovane Gabriele e al suo cane, l’altra sera, sul monte Col. Una montagna che il ragazzo conosceva come le sue tasche, che frequentava in escursioni sempre insieme a Lorenzo: lo testimoniano video e foto sui profili social dei due ragazzi.

Ma per quanto luoghi e circostanze si conoscano a menadito, l’imponderabile può essere fatale. Specie in questo periodo, specie in questo inverno “strano”.

«Questi mesi sono un po’ particolari dal punto di vista climatico: di neve ce n’è poca, ma c’è presenza di ghiaccio», spiega Alessandro Barattin, capodelegazione bellunese del Cnsas. «La neve spesso è coperta da un velo di brina, ma sotto c’è ghiaccio ed è molto pericolosa. Bisogna fare molta attenzione quando si cammina su strade silvopastorali, dove ci sono accumuli di neve spinta dal vento sulle strade, e su scarpate ghiacciate, che diventano punti molto, molto pericolosi. Se non si ha l’attrezzatura adeguata, meglio tornare indietro. Sul bordo delle strade, tanto più con l’attrezzatura tecnica di oggi che è fatta di materiale sintetico, è un attimo trovare ghiaccio e scivolare giù. I pantaloni di velluto una volta potevano fare attrito, oggi i nuovi tessuti non facilitano in questo senso. E la sfortuna è sempre in agguato».

Per i tecnici del Soccorso alpino «l’unica cosa che si può fare ora», dice Barattin, «è stringersi attorno alle famiglie, perché questa è una tragedia che può capitare a chiunque». Con una concomitanza di circostanze, in alcuni casi.

I consigli per chi decide di affrontare escursioni sono sempre gli stessi: attenzione al meteo e alle attrezzature.

Lo “strano” inverno di quest’anno ha di certo aumentato i rischi per gli escursionisti: «L’innevamento di questo periodo fa diventare insidiose anche le strade più banali. La neve è assente fino a 1700/1800 metri, ma il ghiaccio è presente, perché fa freddo e le temperature in quota sono sotto zero».

«In montagna il rischio zero non esiste», fa eco il presidente regionale del Cnsas Rodolfo Selenati, «ma rabbrividisco, pensando all’età dei due ragazzi coinvolti e alle famiglie. Gabriele era un ragazzo che praticava scialpinismo, non andava all’avventura. Non me la sento di dare alcun consiglio, sono sconvolto da questa tragedia».

La tragedia che ha colpito due giovanissimi che inseguivano la loro passione per la montagna. «Fa anche un po’ freddino in zona, ci sono placche di ghiaccio» continua Selenati, «sicuramente non bisogna attardarsi, ma anche qui bisogna capire il motivo per cui i due giovani alle 19 stavano ancora lì, bisogna capire che cosa sia accaduto».

«Mi metto nei panni di due giovani pieni di entusiasmo, di passione per la montagna e poi mi ritrovo davanti a questo evento duro da accettare», conclude, «noi del Soccorso alpino non possiamo fare altro che unirci alle famiglie in questo loro dolore. Purtroppo per chi va in montagna il rischio zero non esiste. In passato è morto anche un nostro volontario durante un’esercitazione, quindi non si può proprio dire nulla». —

Pubblicato su Corriere delle Alpi