Chiese in Provincia di Trento - città di Cimego: Chiesa di San Martino

Chiesa di San Martino
S. MARTINO vescovo S. Martino

TRENTO / CIMEGO
via Damiano Chiesa - Cimego (TN)
Culto: Cattolico
Diocesi: Trento
Tipologia: chiesa
Orientata a sud-est e costruita nella parte alta del paese, la chiesa di San Martino è menzionata per la prima volta in un documento del 1363; la parte più antica della struttura corrisponde all'attuale presbiterio, sulla cui parete di fondo è stato rinvenuto un frammento di affresco datato 1500. Nel tempo l'edificio si è progressivamente ingrandito in direzione nord-ovest, allungando a più riprese la navata, costruendo le due cappelle laterali, sopraelevando il campanile e inglobando infine... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

Orientata a sud-est e costruita nella parte alta del paese, la chiesa di San Martino è menzionata per la prima volta in un documento del 1363; la parte più antica della struttura corrisponde all'attuale presbiterio, sulla cui parete di fondo è stato rinvenuto un frammento di affresco datato 1500. Nel tempo l'edificio si è progressivamente ingrandito in direzione nord-ovest, allungando a più riprese la navata, costruendo le due cappelle laterali, sopraelevando il campanile e inglobando infine la facciata all'interno della struttura del portico antistante, a ridosso del terrapieno, caratterizzato dal fronte nord-occidentale chiuso e da due arcate simmetriche di accesso, a pieno centro, sulle pareti laterali. Le fiancate sono scandite da lesene intonacate che riprendono la suddivisione interna e forate da finestre rettangolari. L'accesso secondario tuttora in uso è in corrispondenza della seconda campata a destra (quello sinistro è tamponato); una scala esterna conduce al campanile, con fusto intonacato raso sasso forato da feritoie, ampio quadrante di orologio sul lato sud-est e cella delimitata da cornici orizzontali e dotata di quattro monofore centinate chiuse inferiormente da balaustre. Sempre a destra emerge la sacrestia, a fianco del presbiterio, marcato da pilastri angolari e caratterizzato dalle stesse lesene dei fianchi, da un oculo strombato tamponato sulla parete di fondo e da due finestre rettangolari. All'interno la navata unica, coperta da volte a crociera, è divisa in tre campate da semipilastri ionici, sorreggenti arcate a pieno centro. La cantoria occupa l'intera controfacciata ed è sorretta da una coppia di colonne lisce; in corrispondenza della terza campata si aprono le due cappelle simmetriche a pianta rettangolare, elevate di un gradino e coperte da volta a botte, ospitanti gli altari laterali. Il presbiterio a pianta rettangolare è elevato di due gradini e diviso in due campate, coperte da volte a botte unghiata, e reca sulle pareti dipinti murali di varia epoca.

Preesistenze

Il presbiterio e il fusto del campanile sono le parti più antiche della struttura.

Pianta

Navata a pianta rettangolare con asse maggiore longitudinale; due cappelle a pianta rettangolare emergono simmetricamente in corrispondenza della terza campata. Presbiterio a pianta rettangolare con asse maggiore longitudinale.

Prospetti

Facciata a due spioventi, con portale dal frontone triangolare e due finestre dalle cornici in granito, inglobata nella struttura del portico antistante, con fronte nord-occidentale chiuso e due arcate simmetriche di accesso, a pieno centro, sulle pareti laterali. Fiancate scandite da lesene intonacate che riprendono la suddivisione interna e forate da finestre rettangolari. Accessi secondari in corrispondenza della seconda campata (quello sinistro tamponato); cappelle emergenti a pianta rettangolare in corrispondenza della terza campata, con scala esterna di accesso al campanile a destra e sacrestia a pianta quadrangolare sempre a destra, a fianco del presbiterio, marcato da pilastri angolari e caratterizzato da un oculo strombato tamponato sulla parete di fondo e da due finestre rettangolari sui fianchi. Finiture a intonaco tinteggiato; cornici sottogronda e basi dei pilastri del presbiterio in granito.

Campanile

Torre a pianta quadrangolare addossata al fianco destro, in corrispondenza del presbiterio; fusto intonacato raso sasso forato da feritoie e ampio quadrante di orologio sul lato sud-est. Cella campanaria delimitata da cornici orizzontali, dotata di quattro monofore centinate chiuse inferiormente da balaustre; tetto a quattro spioventi, con pinnacolo centrale, globo, bandierina segnavento e croce apicale.

Struttura

Strutture portanti verticali: muratura in pietrame; strutture di orizzontamento: volte a crociera nella navata, volte a botte nelle cappelle e volte a botte unghiata nel presbiterio e nel portico.

Coperture

Tetto a due spioventi sulla navata, che scende a c

1363/12/08 - 1363/12/08 (menzione carattere generale)

La "ecclesia Sancti Martini de villa Cemegi" è documentata per la prima volta in una pergamena dell'8 dicembre 1363; il documento è conservato presso l'archivio comunale di Condino, sede della pieve di riferimento.

1500 - 1500 (decorazione interno)

Il rinvenimento di un affresco frammentario con la data 1500 sulla parete di fondo del presbiterio porta a ritenere che in quell'anno fosse in atto la decorazione dell'edificio.

1579 - 1579 (ristrutturazione intero bene)

Nel 1579 i delegati del principe vescovo e cardinale Ludovico Madruzzo ordinarono la ristrutturazione della volta e delle pareti del coro, segnate da crepe, e del pavimento della navata, rotto e rabberciato. Segnalarono inoltre che le finestre erano prive di vetrate. All'epoca la chiesa aveva, oltre all'altare maggiore, dedicato a San Martino, un secondo altare dei Santi Rocco e Sebastiano (a sinistra) e un terzo di San Lorenzo (a destra).

1594 - 1594 (ampliamento intero bene)

Nel 1594, come testimonia un'iscrizione, la chiesa venne ampliata verso ovest, fino all'attuale seconda campata, e dotata degli ingressi secondari.

1599/01/22 - 1599/01/22 (concessione della custodia eucaristica carattere generale)

Un atto firmato da Beltramo Pezzani da Vermiglio, vicario generale di Ludovico Madruzzo, confermò il 22 gennaio 1599 la concessione della custodia eucaristica, già assicurata durante la visita pastorale del 1596.

1603 - 1603 (manutenzione finestre)

Il delegato del principe vescovo e cardinale Carlo Gaudenzio Madruzzo segnalò nuovamente la mancanza di vetri alle finestre nel 1603. Rispetto al 1579 era presente in chiesa un altro altare, della Confraternita del Rosario.

1633 - 1633 (concessione del fonte battesimale carattere generale)

Nonostante la richiesta della popolazione di Cimego di avere il fonte battesimale, allegata agli atti visitali del 1633, avesse avuto formalmente risposta negativa da parte del vicario generale del principe vescovo Carlo Emanuele Madruzzo, la presenza di questa data incisa sul fonte e la registrazione di un primo battesimo nell'anno successivo testimoniano che tale concessione fu comunque ben presto ottenuta.

1694 - 1694 (ristrutturazione intero bene)

La visita pastorale del 1694 ordinò di scavare la tomba per i sacerdoti defunti davanti all'altar maggiore e di ampliare l'angusta sacrestia entro sei mesi.

1708 - 1708 (manutenzione campanile)

In occasione della visita pastorale del 1708 il principe vescovo Giovanni Michele Spaur ordinò di consolidare la scala del campanile, trovata pericolante.

1805 - 1818 (ampliamento e ristrutturazione intero bene)

Nel 1805 l'interno della chiesa venne ristrutturato e la terza campata venne sfondata dalle due cappelle laterali simmetriche; nel 1807 vennero rinnovati l'altare maggiore e due laterali, posti all'interno delle nuove cappelle, fu sostituito il pavimento, vennero realizzati il cornicione e nuove finestre, il pulpito e gli stalli del coro e fu costruita la scala per salire sul campanile, con la sua ringhiera in ferro battuto. Entro il 1818 il curato don Angelo Bertini fece poi collegare la chiesa con la sua abitazione mediante un locale costruito sul lato nord-est.

1825 - 1825 (sopraelevazione sacrestia)

La visita pastorale del 1825 orinò di sopraelevare la sacrestia e di ristrutturarla.

1828 - 1835 (ampliamento intero bene)

A partire dall'estate del 1828 la navata venne prolungata di una campata verso nord-ovest e dotata di una nuova facciata. Vinse l'appalto il muratore Bortolo Girardini Marangon di Cimego, che si impegnò ad eseguire l'opera entro un anno e mezzo. Il 17 settembre 1829 si tenne una nuova asta pubblica per lavori di completamento dell'opera principale, come la creazione di un andito esterno di passaggio attorno alla nuova campata, la realizzazione di una scalinata per il cimitero e l'apertura di un nuovo ingresso. L'ingegner Giuseppe Butterini di Condino

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