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Morì in casa di riposo la presidente patteggia

Una malata di Alzheimer in sedia a rotelle cadde dalle scale:  nella struttura non c’erano le necessarie misure di sicurezza

auronzo. È caduta dalle scale e 13 giorni dopo è morta in seguito alle gravi lesioni riportate. Paola De Filippo Roia, legale rappresentante della residenza per anziani Beata Gaetana Sterni, ha patteggiato ieri la pena di 8 mesi di reclusione, con pena sospesa, per la morte di Emma Ferrarini, 85enne di Auronzo, caduta da una rampa di scale della stessa struttura il 31 maggio del 2018. La presidente della Rsa ha patteggiato durante l’udienza preliminare davanti al gup Marson, per le accuse di omicidio colposo, omissione della nomina di un responsabile per la sicurezza dei pazienti e per non aver adottato sufficienti presidi rivolti alla sicurezza degli ospiti della struttura.

I familiari di Emma Ferrarini sono assistiti da Giesse Risarcimento Danni di Belluno, gruppo specializzato nel risarcimento di incidenti mortali.

Il fatto è avvenuto poco dopo l’ora di pranzo. La donna, malata di Alzheimer e da anni costretta in sedia a rotelle, è arrivata da sola al vano scale al primo piano della casa di riposo, ha aperto la porta e in un attimo è caduta lungo la rampa di scale che porta al piano terra. Poco dopo un manutentore ha scoperto la donna riversa a terra ancora legata alla sedia a rotelle. L’anziana era cosciente ma in condizioni gravi ed è stata elitrasportata all’ospedale di Belluno.

L’esame autoptico disposto dalla procura ha confermato il nesso di causalità tra la caduta e il decesso dell’anziana e in casa di riposo sono arrivati i Nas di Treviso per un sopralluogo di verifica dell’incidente.

I Nas hanno scoperto che i pulsanti di sblocco elettromagnetico delle porte interne dei vani scale erano stati installati successivamente alla caduta. Il pm, dunque, ha evidenziato che la mancanza di un apposito pulsante posizionato ad un’altezza tale da non essere raggiungibile da parte di persone in carrozzina (cioè ad un’altezza di due metri da terra), era stato determinante.

«La donna era stata valutata dalla commissione per l’accertamento dell’invalidità dell’Usl di Belluno come persona invalida al 100% e necessitava di accompagnamento», spiega Claudio Dal Borgo, responsabile della sede Giesse di Belluno. «Già in passato, come hanno ben documentato le indagini, la donna aveva tentato di uscire dalla struttura riuscendo ad aprire la porta e a raggiungere l’esterno. Purtroppo, a causa della malattia, la signora spesso non era in sé e quel giorno, senza un’adeguata sorveglianza, è riuscita a raggiungere il punto più pericoloso della struttura». —

I.A.

Pubblicato su Corriere delle Alpi