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Il presidio alla diga ricorda le ingiustizie

ERTO E CASSO. Il presidio del Vajont che da 16 anni si svolge sulla frana del monte Toc si candida a ospitare tutte le famiglie italiane che lottano per la giustizia.

Tanto che per domani a Erto e Casso sono attese delegazioni da L’Aquila, Amatrice, Genova, Rigopiano, San Giuliano di Puglia, Livorno e dalle zone terremotate dell’Emilia Romagna e dell’Umbria.

La giornalista milanese Lucia Vastano che da quasi venti anni indaga sulla ricostruzione del Vajont e che ha promosso la notte bianca sui detriti del Toc non ha dubbi.

«La nostra iniziativa nasce dalla spontaneità di alcuni sopravvissuti ed è per questo che sta riscuotendo tanto interesse tra i congiunti delle vittime di altre tragedie», ha spiegato la free lance. «La gente che ha vissuto la sciagura del 9 ottobre 1963 aveva quasi paura di parlarne. Si vergognavano e ciò non era giusto. Così che è emersa un’idea che pareva folle ma che ha conquistato i cuori: ritrovarsi attorno ad un falò per discutere in libertà dei fatti di 56 anni fa ma anche delle catastrofi più recenti».

Di anno in anno il presidio notturno ai piedi della diga è aumentato di adesioni e di eventi nell’evento.

«Oggi possiamo annunciare la partecipazione dei comitati che si battono per fare chiarezza sui più misteriosi casi di cronaca nera, crollo del ponte Morandi compreso», ha rimarcato la giornalista che sull’argomento ha scritto pure un libro e collabora con il gruppo antimafia Abele di don Luigi Ciotti. «Quale miglior luogo di Erto e Casso per cercare di far sentire la propria vicinanza alle famiglie? Ricordiamo infatti che i parenti delle vittime sono spesso colpiti dall’indifferenza delle istituzioni più che dal lutto in sé. È lo stesso sentimento che provò la gente di queste zone quando all’indomani dell’onda partì un’autentica corsa all’oro per accaparrarsi i diritti della ricostruzione e le licenze commerciali».

L’incontro di superstiti e simpatizzanti di fronte al fuoco durerà sino a domenica sera. Le novità del 2019 sono di carattere ambientale, nell’ottica di un rispetto dell’ecosistema sempre più doveroso. Nelle vicinanze del piazzale della diga sarà infatti piantato il primo alberello di quello che è destinato a diventare il bosco dei bimbi del Vajont.

«Ogni volta lanciamo in aria 487 palloncini, uno per ciascun piccolo morto nella tragedia o mai nato», ha concluso la Vastano.

Fabiano Filippin

Pubblicato su Corriere delle Alpi