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Palloncino vola a Jesolo e dà speranza ad una madre che ha perduto il figlio

Alla festa finale i bimbi del grest di Farra hanno affidato al vento il messaggio: il giovane era morto con altri tre amici

. Con un gas più leggero dell’aria, uno dei tanti palloncini della speranza, lanciati a fine Grest dai bambini dell’asilo di Farra, ha attraversato monti e fiumi per raggiungere la riviera adriatica. E qui è stato raccolto, ormai sfinito dalla lunga traversata, da un familiare di uno dei quattro ragazzi morti sulla strada a Jesolo quel maledetto 14 luglio.

Sembra una favola e invece è stata una straordinaria coincidenza per “asciugare una lacrima” e dare a una mamma devastata dal lutto, a pochi giorni dall’evento, “tanta commozione, nuova speranza per affrontare la vita”. Come se il palloncino avesse percorso “una strada di Dio” per raggiungere destinatari particolari. Questo è quanto ha evidenziato nel messaggio di risposta, indirizzato alla parrocchia di Farra, la mamma di uno di quei quattro ragazzi, quando ha tenuto fra le mani il palloncino e ne ha letto la provenienza. Ad ogni palloncino era stato infatti attaccato un biglietto con i recapiti della canonica di provenienza e una frase di Madre Teresa di Calcutta dove si invita l’umanità “a guardare il lato bello di ogni cosa, di lottare perché l’ottimismo diventi realtà”.

Poi c’è stato il lancio, decine di palloncini gonfiati a elio si sono librati nell’aria per prendere chi la direzione del vento, chi quella controvento. Ogni bimbo ha lasciato il centro estivo con questo gesto simbolico, nella confessata speranza che il messaggio potesse arrivare materialmente a qualcuno. E così è stato.

Bene racconta questa storia che ha dello straordinario, dalle colonne del bollettino parrocchiale La Martinella, Niccolò Boscarin. «Nei primi giorni di agosto una signora ha telefonato da Jesolo in parrocchia, ringraziando per il gesto fatto dai ragazzini del Grest. Con voce emozionata ha detto che le parole di quel bigliettino le avevano dato nuova luce e speranza per affrontare la vita. Forse è una coincidenza che quel palloncino sia riuscito a superare indenne la gola di Anzù, percorrere tutta la valle del Piave, fare 120 chilometri e arrivare a Jesolo, fra le mani di una donna distrutta dal dolore. Che si un segno o meno, questo non è dato sapere. So soltanto che qualunque cosa faccia stare meglio le persone, è sempre una cosa buona. E mi piace pensare che quel palloncino, quando è stato liberato in aria dalla mano di un bambino, sapesse già dove sarebbe arrivato».

Avevano tutti 23 anni gli amici che in quella notte maledetta hanno perso la vita, uscendo di strada e piombando in un canale in zona Ca’ Nani di Jesolo. A bordo della Fiesta che è stata urtata da un’auto in fase di sorpasso, facendo perdere il controllo al conducente, c’erano Riccardo Laugeni, Leonardo Girardi, Eleonora Frasson, Giovanni Mattiuzzo. Dei cinque occupanti si è salvata solo una ragazza Giorgia Diral che, pure sotto choc, ha reso tutti gli elementi utili per fare luce sulla dinamica. Il proprietario della Golf è stato rintracciato e messo agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale plurimo e omissione di soccorso. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi