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Noto geometra muore dieci giorni dopo la caduta

La vittima è Piero Schievenin, 65 anni: era in Francia con una trentina di queresi per ricordare l’Izourt

QUERO


Le fratture riportate in seguito alla tragica caduta non gli hanno lasciato scampo. Se n’è andato così Piero Schievenin, sessantacinquenne residente nella frazione di Schievenin, ex geometra in pensione e molto conosciuto a Quero, dove martedì pomeriggio, nella chiesa arcipretale si sono svolti i funerali. La comunità che si è stretta attorno alla famiglia, dalla moglie Lilia ai figli Erik e Jimmy.


L’incidente è avvenuto un paio di settimane fa, mentre Schievenin assieme alla moglie era ospite di alcuni parenti in Francia: i due erano partiti in autobus con un folto gruppo di queresi, circa una trentina, ai quali si erano poi aggiunti il Coro Stramare di Segusino, i rappresentanti della sezione locale dell’associazione Bellunesi nel mondo e tanti altri emigranti, per celebrare in territorio transalpino gli ottant’anni della tragedia dell’Izourt.


Il 24 marzo 1939, sui Pirenei una bufera di neve si era all’improvviso scatenata sulla diga in costruzione, seppellendo le baracche dove erano ospitati i lavoratori: il peso della neve risultò tale da schiacciare i tetti, uccidendo le persone che in quel momento stavano dormendo. Tra le trentuno vittime, ventinove delle quali italiane, c’erano anche dei queresi.


La comitiva di Quero Vas si era così recata in Francia, dove per tre giorni sarebbe stata ospitata, ciascuno da una diversa famiglia; Schievenin aveva così colto l’occasione per salutare dei parenti in un paese poco distante da Izourt.


Dopo un paio di giorni quello che doveva essere un tranquillo soggiorno si è trasformato in tragedia. Forse in seguito ad un malore, l’uomo è scivolato sui gradini di casa, riportando fratture che gli sono state fatali: ricoverato d’urgenza al Centre hospitaler intercomunal des valles de l’ariège, le sue condizioni sono apparse subito critiche e il suo cuore ha smesso di battere dopo una decina di giorni. Stando a quanto emerso il pensionato aveva dei problemi di salute pregressi.


La notizia della morte del sessantacinquenne, che ha trascorso tanti anni della sua vita a lavorare all’estero, in Africa, si è sparsa rapidamente per Quero e non solo, lasciando tutti allibiti. In molti della comitiva partita da Quero non capivano infatti il motivo per cui, al momento del ritorno, Schievenin e sua moglie non si fossero presentati.


Di lui ha voluto tracciare un ricordo anche il sindaco Bruno Zanolla. «Come amministrazione esprimiamo vicinanza alla famiglia di Schievenin», dice il primo cittadino. «Una bella persona, sempre in prima linea per le attività del gruppo Alpini e un grande lavoratore, preparato con molti anni di esperienza maturati all’estero. Una morte che ci ha lasciati tutti interdetti, visto che era partito con il Comitato gemellaggi per commemorare l’Izourt».


La vicinanza alla famiglia di Schievenin arriva anche dal Comitato gemellaggi e dai partecipanti del gruppo partiti con lui per la Francia, che ricordano Schievenin come una persona ben voluta nella comunità querese, rimasta colpita dalla sua improvvisa scomparsa. —



 

Pubblicato su Corriere delle Alpi