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Muore dopo l’operazione: chiesta l’autopsia

Endocardite fatale per Franco Costa, 76 anni di Lamon, reduce da un intervento a Treviso. Torna l’incubo del batterio killer ma l’Usl assicura: «Infezione di diverso genere»

LAMON. È deceduto giovedì all’ospedale di Feltre per una endocardite, ma nel mirino finisce un’operazione che il 76 enne Franco Costa aveva subito all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso lo scorso ottobre. Un’operazione che potrebbe avere scatenato il temuto Mycobacterium Chimaera. Il condizionale è d’obbligo, tant’è che la Procura di Belluno, cui è pervenuta la segnalazione del decesso da parte dei sanitari dell’ospedale Santa Maria del Prato ha deciso di vederci chiaro. . Il sostituto procuratore Katjuscia D’Orlando ha disposto l’autopsia che verrà eseguita mercoledì dall’anatomopatologo Antonio Cirnelli allo scopo di verificare le effettive cause del decesso, avvenuto tre mesi e mezzo dopo quell’operazione al cuore subita a Treviso. Già chiara, invece, la volontà della famiglia dell’uomo, che ha espresso il desiderio di seppellire il loro congiunto proprio a Lamon.

Costa, infatti, originario della provincia di Venezia, era ormai di casa da molti anni a Lamon, dove aveva anche la residenza assieme alla moglie e a Daniele, uno dei due figli. Era conosciuto e benvoluto in paese, un sentimento che evidentemente la famiglia Costa sentiva sulla pelle se è stato espresso il desiderio di fare restare il loro caro sull’altopiano.

La famiglia fa ancora la spola con il veneziano, ma il nucleo principale aveva scelto da anni Lamon, dove aveva preso casa già parecchi anni fa e facendone la residenza principale. Ovviamente l’intera procedura per organizzare le esequie è stata temporaneamente sospesa in attesa che venga eseguita l’autopsia e sia concesso il nullaosta. La famiglia è stata avvertita di questa svolta e attende l’esito dell’esame autoptico.

Dunque torna ad affacciarsi il sospetto che il Chimaera, temibile batterio killer che finora in Veneto si è manifestato diciotto volte, abbia fatto la sua ricomparsa. Finora è stato letale in sei occasioni.

È il 24 ottobre 2018 quando Franco Costa, all’epoca 75enne, originario di Venezia ma residente a Lamon, si sottopone a un intervento per bioprotesi valvolare aortica al Ca’ Foncello. Il quadro clinico è aggravato da una poliposi intestinale. Nelle settimane successive è ricoverato a Motta di Livenza, per la riabilitazione, e all’ospedale di Feltre. Muore giovedì 7 febbraio.

È inevitabile, in prima battuta, il collegamento alla vicenda del batterio killer (quattro decessi a Vicenza, uno a Treviso e uno a Padova dopo operazioni a cuore aperto con l’infezione trasmessa da un macchinario infetto) ma, per prima cosa, le tempistiche non coincidono. La Regione ha disposto di controllare 10 mila pazienti tra quelli operati tra il 2010 e il 2017, perché successivamente le macchine e i materiali utilizzati sono stati messi in sicurezza.

«Non c’è correlazione tra le procedure messe in atto durante il ricovero al Ca’ Foncello e il successivo decesso» dichiara il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi, «attendiamo in ogni caso l’autopsia della Procura, ed esprimiamo le nostre condoglianze ai familiari». La tesi dell’azienda sanitaria trevigiana è che si tratti di una endocardite batterica dovuta a un germe comune.

«Il paziente è stato dimesso da Treviso in buone condizioni, l’ecografia dopo la riabilitazione post cardiochirurgica a Motta non ha evidenziato alcun problema, sicuramente a quel punto non c’era alcun problema di tipo infettivo» assicura il dottor Giuseppe Minniti, direttore dell’unità di Cardiochirurgia del Ca’ Foncello, «la probabilità che sia morto per un’infezione di Chimaera è zero. I macchinari a ottobre 2018 erano già stati messi in sicurezza, cioè isolati, disinfettati a livello della casa madre, manutenuti secondo le linee guida dell’azienda, da più di un anno. Inoltre il Chimaera è un batterio a crescita lenta: in un ambiente ostile come quello umano, prima di dare malattia ha un’incubazione che va da uno a cinque anni». —

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Pubblicato su Corriere delle Alpi