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Addio a Filosa era il “decano” dei tassisti feltrini

Il 62enne di Vignui si è spento in ospedale Da tre decenni lavorava alla guida del taxi 

il ricordo

Era il decano della piccola pattuglia di tre tassisti che prestano servizio a Feltre: da tre decenni era un volto familiare a chi entrava e usciva dalla stazione ferroviaria, seduto nella sua auto bianca in attesa di un passeggero da accompagnare a destinazione o di una chiamata per andare a prendere qualcuno.

Roberto Filosa se n’è andato nei giorni scorsi, portato via a 62 anni da una malattia tanto rapida quanto travolgente: non sono bastati gli sforzi dei sanitari della Medicina e della Gastroenterologia del Santa Maria del Prato, dove è stato ricoverato e seguito con affetto.

Anche in ospedale Filosa era un volto conosciuto da tanti: era a lui che si appoggiava in caso di necessità il servizio che cura il trasporto dei pazienti dializzati.

Una scomparsa improvvisa che ha lasciato nel lutto la frazione di Vignui, dove viveva, e i due colleghi che con lui condividevano il mestiere non semplice del tassista a Feltre.

Una professione lontana da quella dei tassisti delle grandi città affollate di viaggiatori e di persone in movimento: un mestiere fatto piuttosto di giornate in attesa davanti alla stazione, al gelo come in questi giorni o sotto il solleone delle estati feltrine.

E il volto di Roberto Filosa era familiare a tutti i feltrini e i viaggiatori che negli ultimi decenni hanno frequentato la stazione ferroviaria per un viaggio o per una tappa al buffet. Era sempre lì davanti, cordiale e disponibile, in sosta con il suo taxi Hyundai che teneva impeccabilmente in attesa di far salire i clienti.

«Roberto era una bella persona, molto piacevole, sempre disponibile con tutti, clienti e colleghi, e pronto a dare una mano», lo ricorda commosso il collega Paolo Ferraresi, che con Michele De Salvador porta avanti ora il servizio taxi in stazione. «Ci manca tantissimo come persona, prima che come collega. Era sempre gioviale e apprezzato da tutti. E in tanti anni di lavoro assieme non l’ho mai sentito una sola volta pronunciare una parola negativa alle spalle di qualcuno». —

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Pubblicato su Corriere delle Alpi