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Morì qualche minuto dopo essere nato non fu colpa dei medici

Il gip di Belluno, dopo tre anni, ha deciso di archiviare il caso  Il legale della famiglia: «Non è esclusa un’azione civile»

FELTRE. Archiviato il caso di Mario, il bambino di origini ghanesi deceduto qualche minuto dopo il parto all’ospedale di Feltre.

La sua morte non è da imputare penalmente all’operato del personale medico (difeso dal legale Ferdinando Coppa del foro di Belluno) presente in sala parto quel triste giorno di tre anni fa.

La Procura della Repubblica aveva chiesto per tre volte l’archiviazione dell’inchiesta aperta nell’aprile del 2017 sui sanitari Antonio Grimaldi, Giorgio Guazzelli, Luca Callegaro, Gianni Apollonia, Aurora Campigotto e Sara Mazzocco, vedendosi negare l’incidente probatorio dal tribunale. E la famiglia per altrettante volte aveva presentato opposizione, invocando l’imputazione coatta.

L’avvocato pordenonese Roberto Russi, che tutela i genitori del bimbo, era convinto fosse giusto andare a processo, perché secondo i consulenti di parte gli indagati avrebbero avuto delle responsabilità.

Il consulente della Procura Cirnelli, che aveva eseguito l’autopsia, e il collega Dal Maso erano invece arrivati a conclusioni diverse: il decesso era avvenuto per complicanze cardiache.

E allo stesso risultato era giunto il consulente delle difese Rodriguez, incaricato dagli avvocati Ferdinando Coppa e Valentina Mazzucco.

Durante il travaglio, che era durato dalle 2.30 della notte alle 6 del mattino, c’erano state delle criticità tanto che Mario alla fine non ce l’aveva fatta.

Alla fine, dopo perizie, allungamento di indagini e opposizioni, il gip ha emesso l’ordinanza di archiviazione non ritenendo responsabili della morte del neonato i camici bianchi.

«I medici e le ostetriche del Santa Maria del Prato hanno sempre tenuto un profilo neutro e rispettoso verso i familiari. Ci siamo sempre difesi», precisa l’avvocato del personale dell’Usl, Ferdinando Coppa, «nel rispetto totale della situazione. Questa sentenza accerta che non ci sono responsabilità da parte dei medici, ma non è da considerare una vittoria per nessuno visto che un bambino non c’è più».

Dal canto suo, la famiglia, tramite il legale Russi fa sapere che «non riteniamo giusta questa ordinanza. Penso che la famiglia chiederà giustizia in sede civile, a questo punto. Purtroppo nel penale non ci sono opportunità per questioni di questo tipo. Il dato certo è che qui si parla di un bambino che non c’è più. La famiglia, quindi, deciderà cosa fare». —

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Pubblicato su Corriere delle Alpi