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Torna al suo lavoro all’Unione montana e si toglie la vita

belluno. È tornato al lavoro dopo una decina di giorni di malattia e ha deciso di farla finita.

I colleghi hanno trovato senza vita un 52enne bellunese, dipendente dell’Unione montana Belluno-Ponte nelle Alpi: l’uomo si è impiccato nel salone dell’Unione Montana, nella sede che l’ente ha in via Psaro. Una tragedia che ha lasciato sotto shock gli altri dipendenti e anche i vertici dell’Unione montana.

L’uomo non avrebbe lasciato biglietti a spiegazione dei motivi che lo hanno spinto a non voler più vivere e a decidere di farla finita. Pare che da qualche tempo accusasse problemi di depressione, almeno è quanto dicono persone che gli erano state vicine e avevano condiviso qualche pezzo di strada insieme. Il gesto, quindi, non sembra una conseguenza di problemi sul lavoro, visto che non c’era nulla che facesse pensare a eventuali ruggini con colleghi e superiori.

Certo decidere di togliersi la vita e farlo sul luogo di lavoro, può indirizzare a suggestioni esplicite, ma il gesto non sembra assolutamente riconducibile al disagio accusato dal 52enne per i compiti abbastanza pesanti “ereditati” in ufficio all’indomani del pensionamento del dirigente dell’ufficio tecnico.

Giovedì, dopo il ritrovamento del corpo del bellunese, nella sede della Unione montana sono arrivati i carabinieri per gli accertamenti di rito. La notizia ben presto si è diffusa negli ambienti delle amministrazioni pubbliche e in città, visto che la vittima era un professionista molto apprezzato e preparato nei ruoli che era stato chiamato a svolgere nell’Unione montana.

Preferiscono non esprimere parola i vertici dell’ente, molto colpiti dalla tragedia. «Abbiamo deciso di non parlare, per rispetto alla famiglia», si limita a dire il presidente della Belluno-Ponte, Paolo Vendramini.

I funerali si terrebbero in forma privata. Il 52enne non era sposato e non lascia figli, viveva con l’anziano papà nella zona di Fiammoi a Belluno. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi