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Il racconto di Capello: "Sono volato giù con le macerie, non so come sono ancora vivo

L'ex portiere del Belluno si è salvato, precipitando con l'auto e le macerie per decine di metri

«Avrò fatto un volo di decine di metri, all’interno della mia auto. Ma è rimasta incastrata mentre veniva giù, insieme ai pezzi di ponte che stavano crollando. Non ho un graffio, non ci credo neanche io».

Gli occhi di Davide Capello, trentatrenne vigile del fuoco, guardano fissi nel vuoto. Mentre è steso su una barella in una saletta del pronto soccorso di Villa Scassi, nell’unità di crisi allestita all’ospedale di Sampierdarena per il crollo di Ponte Morandi, guarda passare i feriti della tragedia con l’aria di chi sa di essere un miracolato. Non è il solo, in una mattinata infernale in cui ai sommersi di una tragedia apocalittica fanno da contraltare i salvati, vivi per miracolo, caso o destino.


L’incredulità

Originario di Nuoro ma residente a Savona, Davide giocò anche nel Belluno in C2 nella stagione 2004-2005, come portiere, in prestito dal Cagliari. Mister Bortoletto lo schierò in 11 partite. Oggi risponde alle continue telefonate che gli arrivano da amici e parenti. «Sto bene, sono al pronto soccorso. Ero lì, sono crollato insieme al ponte ma sto bene. Sì, sono caduto nel vuoto ma non ho nulla», ripete al telefono come un mantra. Sembra non crederci neanche lui, tanto pare assurdo il suo racconto.

Il destino lo ha piazzato lì sul ponte proprio nell’istante del crollo. Ma quello stesso destino ha deciso di accompagnare il suo volo - decine di metri in pochi interminabili secondi - proteggendo la sua caduta. Bloccato nella sua Volkswagen Tiguan grigia, Davide è salvo perché per un capriccio del destino l’automobile è rimasta sospesa tra i detriti, incastrata in un pezzo di ponte e di piloni che hanno attutito la caduta: «Ero sul ponte quando ho sentito prima un rumore, una specie di boato. Subito dopo è crollato il ponte, avrò fatto non so quanti metri di volo e poi l’auto si è incastrata tra le colonne e le macerie. Non so neanch’io come sia stato possibile. Sembrava di essere in un film, crollava tutto. È incredibile».

Lo chiamano in tanti, anche compagni di squadra perché, a Savona, Davide si divide da anni tra il lavoro nei vigili del fuoco e la passione per il calcio: è portiere del Legino, squadra di Promozione, ma ha giocato anche in serie B, un paio di presenze nel Cagliari. È ancora steso in barella quando passa il direttore generale dell’Asl 3, Luigi Carlo Bottaro, che si ferma a stringergli la mano. «Come si sente? È stato fortunato» dice il manager, che da ore piantona l’ingresso del pronto soccorso. «Non ho un graffio, l’unico dolorino è l’ago che ho nel braccio», risponde Davide.


Tremava tutto

A un paio di metri dal vigile del fuoco miracolato, un’infermiera abbraccia una dottoressa con gli occhi rossi di lacrime. «È caduto il ponte davanti a me, neanche venti metri prima, per un paio di secondi ho evitato il crollo», racconta Valentina Galbusera, 43 anni, genovese, medico al centro trasfusionale di Villa Scassi: «Ho sentito che il ponte tremava e ho provato a fare retromarcia - racconta -. Sono uscita dall’auto e mi sono messa a correre all’indietro».

A Villa Scassi arrivano parenti preoccupati che non hanno notizie dei propri cari, genovesi che arrivano per donare il sangue, medici, infermieri e volontari con i volti segnati dalla tensione. Arriva un’intera famiglia. Non hanno ferite ma madre e bambino sono sconvolti. E il padre, Loris De Palo, racconta ai medici che stava guidando in una strada sotto il ponte, a poche decine di metri dal crollo.

Al pronto soccorso

Ma i miracolati arrivano anche all’ospedale San Martino. Lucian Gotthcsall, camionista di origini romene, stava scaricando materiale edile da un camion al di sotto del ponte, a pochi metri dall’area sommersa dai detriti. «È crollato di tutto, l’onda d’urto mi ha sbalzato di 5 metri», ricorda. Poco dopo arriva un ragazzo. «Sono vivo, sono vivo!», urla di gioia Gianluca Ardini, 28 anni, quando vede la madre al pronto soccorso. Lui, che di mestiere fa il corriere e che aveva appena fatto una consegna con il suo furgone e stava andando a Pegli. Anche lui è precipitato insieme al ponte, all’interno del veicolo che però è rimasto appeso tra cavi e detriti, sospeso nel vuoto. Ha forti traumi al volto e a una spalla ma, quando i vigili lo tirano fuori e arriva al San Martino, può ancora urlare tutta la sua gioia di essere ancora vivo. —

 

Pubblicato su Corriere delle Alpi