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Addio a “Bepo”, un’icona della montagna il volto degli anni d’oro del soccorso alpino, lutto a Agordo

Costantini aveva 81 anni, lunedì i funerali. L’amico Lagunaz: «Quando c’era da rischiare, andavamo giù io e lui»

AGORDO. «Giù per quelle pareti a recuperare quelli che erano incrodati andavamo io o lui: Bepo aveva una forza incredibile, tanto coraggio e una grande manualità».

Così Berto Lagunaz, già capo del Soccorso alpino di Agordo, ricorda l’amico Giuseppe “Bepo” Costantini morto venerdì a 81 anni all’ospedale di Agordo dove era stato ricoverato negli ultimi giorni.

Alpinista di vaglia, fratello di Gianni, morto nel 1972 sull’Ortles Cevedale, a cui è intitolata la ferrata in Moiazza, membro del Gruppo Rocciatori-Gir, “Bepo” era un tipo discreto e silenzioso; ma il ruolo che ha avuto nel mondo della montagna agordina e non solo è stato importante.

Nato nel 1940, da giovane egli aveva fatto il muratore, poi con Berto Lagunaz era stato addetto ai disgaggi e infine era stato assunto come vigile del fuoco al distaccamento di Agordo. Pompiere, comunque, lo era anche da prima come volontario, a testimonianza del grande spirito di solidarietà che lo animava. Egli era uno degli ultimi rappresentanti degli anni ruggenti – come li chiama Lagunaz – del Soccorso alpino, quelli che vanno dal 1965 all’inizio degli anni’80 con l’arrivo dell’elicottero.

«È stato un grande», ricorda Berto Lagunaz, «in occasione delle grandi imprese del soccorso lui c’era sempre. Quando bisognava calarsi lungo le pareti per andare a recuperare alpinisti in difficoltà andavamo o io o lui. Bisognava avere coraggio, perché quando eri in quelle circostanze rischiavi la vita: sapevi che ti calavi, ma non sapevi se saresti tornato su. Inoltre», aggiunge Lagunaz, «egli era in possesso di una grande forza: gli ho visto fare di quegli sforzi incredibili sotto alle barelle. E il fatto di aver sempre lavorato con le mani, gli aveva lasciato in dote una grande manualità che nelle circostanze più complicate, dove c’era bisogno di destrezza, era molto utile».

Tale destrezza era emersa anche nelle tante ascensioni compiute con Lagunaz e con altri compagni sulle cime dolomitiche. «La prima invernale e prima ripetizione alla Tissi sulla terza pala di San Lucano», ricorda fra le tante Lagunaz, «la prima ripetizione della Via degli Scoiattoli alla torre Alleghe, una delle più dure in Civetta, la diretta alla Torre Armena e quella alla Torre Caleda. A quei tempi», conclude Lagunaz, «quando eravamo di cantiere al Brennero tornavamo a casa il sabato pomeriggio, la domenica sempre ad arrampicare e il lunedì mattina presto si tornava in su. Lui era un ottimo arrampicatore, anche se non si è mai valorizzato, forse non gli interessava». Assieme al fratello Gianni, “Bepo” Costantini aveva inoltre compiuto la direttissima al Framont nel 1968. I due avevano dedicato l’impresa al centenario della sezione agordina del Cai di cui facevano parte. I funerali di Giuseppe Costantini avranno luogo lunedì alle 14. 30 nella chiesa arcidiaconale di Agordo dove domenica alle 20 verrà recitato il rosario.  

Pubblicato su Corriere delle Alpi