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Addio a Meneghetti portò in valle l’hockey e creò l’Insonnia

Il patron del ristorante tipico si è spento a 85 anni Il sindaco: «Si è messo in gioco come tanti zoldani»

VAL DI ZOLDO

Lutto nello Zoldano per la scomparsa della storica figura di Nino Meneghetti. Punto di riferimento della zoldanità, è noto per aver portato l’hockey nella valle ma anche per essere l’inventore e gestore del celebre ristorante Insonnia a Forno.

Aveva 85 anni e se ne è andato dopo mesi di malattia. Lascia la moglie Carla e una numerosa famiglia con ben 7 figli e tanti nipoti. Un ricordo commosso è arrivato dalla squadra della Zoldo Ghiaccio di cui era stato fondatore, squadra che negli anni ha formato, come in una grande famiglia, diversi atleti di spicco anche del panorama nazionale: «Ci lascia uno dei nostri fondatori, un punto di riferimento per dirigenti e ragazzi, un pilastro della valle che ha scommesso in Zoldo e nell’hockey e ha vinto la scommessa».

Tantissime anche le condoglianze dei molti clienti dell’Insonnia che lo ricordano dietro il bancone con il suo peculiare carattere. Meneghetti e la moglie hanno infatti avuto la pazza idea di creare questo ristorante dal nulla oltre 50 anni fa, facendolo poi è diventare uno dei più noti locali tipici della provincia. Dal carattere a volte burbero ma molto amato da una comunità a cui ha dato molto.

«È mancata una figura di riferimento per Zoldo», è il ricordo del sindaco Camillo De Pellegrin, «ha avuto la fortuna di avere una lunga e piena vita in cui ha lasciato molti messaggi positivi. Era duro e testardo a volte ma si era messo in gioco come tanti zoldani della sua generazione. Non mancavano i battibecchi con l’amministrazione comunale ma questo era il suo modo di fare, a volte colorito ma da cui traspariva il grande amore e la passione per la nostra valle».

«Aveva preso i rischi di aprire un’attività dove non c’era nulla», continua De Pellegrin, «trasformandola con il tempo in un locale molto conosciuto, tutto questo puntando sulla tradizione e sulla rusticità della cucina, caratteristiche che si sono sempre mantenute. Bisogna infatti ricordare che erano altri tempi e la zona scelta per il locale non è certo centrale e comoda. Fino all’ultimo, prima di essere colpito dalla malattia, era sempre presente al ristorante con il sorriso e in compagnia della sua tavolata di vecchi amici: una generazione di personaggi zoldani che ora purtroppo ora non c’è quasi più». —

Pubblicato su Corriere delle Alpi