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Muore in bici sul cavalcavia: c’è il nulla osta

Armando Urago aveva 60 anni e ha imboccato un percorso pedonale che finisce con una scala. Attesa la data dei funerali

BELLUNO

Muore in bicicletta sul cavalcavia. La vittima si chiamava Armando Urago, aveva 60 anni e viveva nella frazione pontalpina di Lastreghe. Faceva il falegname, si dedicava alla scultura su legno e aveva una grande passione per gli animali. Era proprietario anche di due cavalli: Varsha e Conte Raffi. La data dei funerali non è ancora stata fissata, ma se ne stanno occupando il Comune di Ponte nelle Alpi e Insieme verso nuovi orizzonti, la comunità della Vena d’Oro.

È probabile che sia necessario aspettare qualche giorno, perché una delle due sorelle di Urago abita in Belgio e bisognerà darle il tempo di arrivare in Italia e partecipare all’ultimo saluto: «Un uomo molto conosciuto in paese», osserva il sindaco pontalpino Paolo Vendramini, «che da qualche tempo era seguito dai nostri Servizi sociali e, durante il giorno, frequentava questa comunità. Posso dire, fin da questo momento, che faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità, per garantirgli un funerale decoroso».

Urago era una persona non comune, a sentire chi lo conosceva bene: «Non c’è dubbio», riprende Vendramini, «aveva fatto una scelta di vita: quella di vivere il più possibile a contatto con la natura. So che nel giardino di casa aveva costruito una sorta di accampamento indiano, di sicuro aveva un notevole talento nella scultura».

L’incidente mortale è delle 17.30 di lunedì pomeriggio. Secondo la ricostruzione della Polizia stradale, Urago stava viaggiando sulla sua bicicletta rossa lungo viale Cadore, in direzione rotatoria del bivio, sulla statale 51 di Alemagna. Ha cominciato il cavalcavia all’altezza della concessionaria di automobili, decidendo d’imboccare il percorso pedonale, che è preceduto da un cartello di divieto di transito alle biciclette, oltre ai segnali di pericolo per la serie di attraversamenti pedonali e per un imminente incrocio. Non sapeva che quella corsia preferenziale termina con una piccola scala ed è in quel punto che è caduto, battendo con violenza il capo e perdendo la vita. Non indossava il caschetto protettivo, che peraltro non è obbligatorio e non aveva documenti.

Ci sono dei testimoni e le sue condizioni sono sembrate subito compromesse. I soccorsi sono arrivati nel più breve tempo possibile, ma tutti i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari del 118 sono stati vani. I rilievi sono stati fatti dalla Polizia stradale, che ha informato il pubblico ministero Marcon per la rimozione della salma. I motivi del decesso di Armando Urago erano chiari, non sono rimasti coinvolti altri veicoli, di conseguenza è stato dato il nulla osta alla sepoltura, dopo l’ispezione cadaverica. Ma fino a ieri sera non c’era ancora una data per i funerali. —

Pubblicato su Corriere delle Alpi