Chiese in Provincia di Trento - città di : Chiesa di Sant'Egidio

Chiesa di Sant'Egidio
S. EGIDIO abate S. Egidio

TRENTO
Quetta, Campodenno (TN)
Culto: Cattolico
Diocesi: Trento
Tipologia: chiesa
Orientata regolarmente ad est, la chiesa di Quetta sorge al centro dell’abitato; documentata nel 1329 con la primitiva intitolazione ai Santi Magi, venne ricostruita in stile prerinascimentale intorno al 1506, come testimonia la data incisa sul pilastro destro dell’arco santo, e ampliata di una campata tra il 1908 e il 1911. Presenta una semplice facciata a due ripidi spioventi, intonacata e tinteggiata, con lo zoccolo di base interrotto dal portale maggiore lapideo architravato, sormontato... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

Orientata regolarmente ad est, la chiesa di Quetta sorge al centro dell’abitato; documentata nel 1329 con la primitiva intitolazione ai Santi Magi, venne ricostruita in stile prerinascimentale intorno al 1506, come testimonia la data incisa sul pilastro destro dell’arco santo, e ampliata di una campata tra il 1908 e il 1911. Presenta una semplice facciata a due ripidi spioventi, intonacata e tinteggiata, con lo zoccolo di base interrotto dal portale maggiore lapideo architravato, sormontato da una lunetta figurata e affiancato da una nicchia ogivale, anch’essa decorata a tempera; l’oculo centrale strombato è sormontato da un’apertura a centina ribassata che dà luce al sottotetto. Alla sua sinistra si eleva il campanile, ricostruito sempre all’inizio del Novecento, con accesso chiuso da un’inferriata sul lato ovest, una monofora centinata con profilatura in pietra calcarea lungo il fusto, quattro monofore leggermente acute nella cella e tetto piramidale a quattro falde, sormontato da globo, bandierina segnavento e croce apicale raggiata. Un accesso secondario si apre sul fianco destro della chiesa, in corrispondenza della seconda campata, mentre due monofore ogivali illuminano la prima e la terza campata e più oltre emerge il volume quadrangolare della sacrestia; ancora una monofora archiacuta si apre sulla parete destra dell’abside poligonale. All’interno la navata unica è divisa in tre campate da coppie di paraste in pietra a vista sorreggenti gli arconi trasversali a tutto sesto e affiancate dai peducci di sostegno alle nervature delle unghie della volta a botte; l’arco santo a sesto acuto, sempre in pietra a vista, introduce nel presbiterio, elevato di due gradini, e nell’abside poligonale, marcati orizzontalmente da un cornicione in pietra a mezza altezza e coperti da una volta a ombrello costolonata su peducci zoomorfi e antropomorfi. Due riquadri affrescati cinquecenteschi sono emersi con i restauri in navata e a destra dell’arco santo; solo una parte della decorazione a tempera eseguita in facciata e all’interno da Carlo Donati nel 1923 è sopravvissuta.

Preesistenze

Il corpo della chiesa, dall’abside alla seconda campata, è la parte originaria della struttura, mentre la prima campata con la facciata e il campanile sono aggiunte dell’inizio del XX secolo.

Pianta

Navata a pianta rettangolare con asse maggiore longitudinale; presbiterio a pianta rettangolare con asse maggiore trasversale, concluso da abside poligonale.

Facciata

Semplice facciata a due ripidi spioventi, intonacata e tinteggiata; zoccolo di base interrotto dal portale maggiore lapideo architravato, sormontato da una lunetta figurata e affiancato da una nicchia ogivale, anch’essa decorata a tempera. Oculo centrale strombato, sormontato da un’apertura a centina ribassata che dà luce al sottotetto.

Prospetti

Un accesso secondario architravato si apre sul fianco destro in corrispondenza della seconda campata, mentre due monofore ogivali illuminano la prima e la terza campata e più avanti emerge il volume quadrangolare della sacrestia, addossato al presbiterio; il fianco sinistro è cieco e prossimo all’edifico a lato. Ancora una monofora archiacuta si apre sulla parete destra dell’abside poligonale. Finiture a intonaco tinteggiato; zoccolo perimetrale in cemento.

Campanile

Torre a pianta quadrangolare affiancata alla facciata sulla sinistra, con accesso architravato elevato di un gradino e chiuso da un’inferriata sul lato ovest e una monofora centinata con profilatura in pietra calcarea lungo il fusto intonacato e tinteggiato. Cella campanaria delimitata da cornici orizzontali, dotata di quattro monofore leggermente acute, profilate in pietra calcarea, visibile anche nei conci angolari sfalsati; tetto piramidale a quattro falde con orlo svasato, sormontato da globo, bandierina segnavento e croce apicale raggiata.

Struttura

Strutture portanti verticali: muratura in pietrame; strutture di orizzontamento: volte a botte unghiata se

1329/12/07 - 1329/12/07 (menzione carattere generale)

Secondo padre Tovazzi la presenza di un edificio sacro a Quetta sarebbe attestata già in un atto del 7 dicembre 1329 dell’Archivio del Principato Vescovile, con l’intitolazione ai Santi Magi (Santi Tre Re). Secondo gli studiosi contemporanei tale atto presenta però qualche problema di interpretazione (incerta).

1506 - XVI (ricostruzione e decorazione intero bene)

La costruzione subì una trasformazione in stile rinascimentale all’inizio del XVI secolo, probabilmente a partire dal 1506, data incisa sulla base del pilastro destro dell’arco santo, a lungo erroneamente letta come 1406. La chiesa fu dotata quindi di un portale maggiore intagliato e fu coperta da volte costolonate, raccordate da serragli lapidei e sostenute nel presbiterio e nell’abside da peducci zoomorfi e antropomorfi. Nel corso del XVI secolo l’interno venne decorato con affreschi, di cui rimangono due riquadri, l’uno come pala dell’altare minore destro, sull’arco santo, l’altro lungo la parete destra della navata.

1537 - 1537 (cambio di dedicazione carattere generale)

La Visita pastorale clesiana registra la presenza in paese della “cappella di Sant’Egidio”; a questa data dunque l’edificio aveva cambiato l’intitolazione. La scelta del nuovo protettore è probabilmente legata all’ascesa della famiglia locale de Liliis (Gigli o Gilli), a cui Giovanni Hinderbach concesse le insegne nobiliari nel 1483 e che nel 1489 ottenne i diritti di decima su Quetta.

1579/09/13 - 1599 (manutenzione e sostituzione arredi intero bene)

I visitatori del 13 settembre 1579 trovarono la chiesa in cattive condizioni, priva di serratura e di chiave; ordinarono di sostituire l’ancona e la pala dei tre altari presenti.

1641 - 1641 (erezione a primissaria curata carattere generale)

Nel 1641 la chiesa divenne primissaria curata della pieve di Denno, grazie al beneficio istituito da Antonio de Federicis, che garantiva la presenza stabile di un sacerdote.

1742 - 1742 (demolizione monumento funebre esterno)

A partire dal 1695 e fino al 1742 i visitatori vescovili chiesero ripetutamente che venisse riparato il tetto della sepoltura Campi, probabilmente un monumento funebre realizzato lungo il fianco sinistro della chiesa, corrispondente alla traccia di un’arcata tuttora esistente in esterno. In occasione dell’ultima visita si ordinò la demolizione della struttura in caso di perdurante intemperanza alla disposizione.

1766 - 1766 (manutenzione campanile e cimitero)

La Visita pastorale del 1766 ordinò di chiudere l’accesso al campanile, ricettacolo di immondizie maleodoranti, e il cimitero, ingombro di sassi caduti da un edificio in rovina ad esso addossato sul lato nord e in cui pascolavano le bestie.

1825 - 1825 (imbiancatura interno)

Nel 1825 i visitatori ordinarono di imbiancare l’interno della chiesa.

1836 - 1836 (trasferimento e benedizione cimitero)

Il cimitero, originariamente posizionato intorno alla chiesa, venne trasferito nel 1836 e benedetto in occasione del propagarsi dell’epidemia di colera.

1865 - 1865 (manutenzione cimitero)

La Visita pastorale del 1865 prescrisse di consolidare l’accesso e i muri perimetrali del camposanto.

1907 - 1911 (demolizione e ricostruzione sacrestia, navata e campanile)

Su iniziativa di don Luigi Deromedis (a Quetta dal 1906 al 1916), nel 1907 venne abbattuta la sacrestia, ricostruita di dimensioni raddoppiate; per far posto al nuovo volume della sacrestia venne demolita l’ancona dell’altare dei Magi, ricostruita ex novo. L’anno seguente iniziò l’ampliamento dell’edificio, autorizzato dalla Commissione centrale per i Monumenti di Vienna, purché rispettasse lo stile originario dell’edificio. Venne dunque realizzata una nuova campata in direzione ovest, allungando la navata di circa 4 metri e abbattendo e ricostruendo la facciata e il campanile, ad essa affiancato. Il maestro muratore fu Natale Chierzi di Tuenno, mentre Adriano Parteli di Sfruz

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