Chiese in Provincia di Trento - città di : Chiesa dei Santi Felice e Fortunato

Chiesa dei Santi Felice e Fortunato
Ss. FELICE e FORTUNATO martiri

TRENTO
Valle San Felice, Mori (TN)
Culto: Cattolico
Diocesi: Trento
Tipologia: chiesa
Orientata a sud-est, la chiesa pievana di Gardumo (Valle San Felice) è intitolata ai Santi Felice e Fortunato, i due fratelli laici di Vicenza martirizzati ad Aquileia durante la persecuzione di Diocleziano, ma la tradizione vi venera un vescovo (Felice), salito in Val di Gresta dall’Italia centro-meridionale (?) con un diacono (Fortunato) per sfuggire alla stessa persecuzione, primo evangelizzatore della zona e martirizzato dai pagani in una fossa di calce viva. L’edificio attuale,... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

Orientata a sud-est, la chiesa pievana di Gardumo (Valle San Felice) è intitolata ai Santi Felice e Fortunato, i due fratelli laici di Vicenza martirizzati ad Aquileia durante la persecuzione di Diocleziano, ma la tradizione vi venera un vescovo (Felice), salito in Val di Gresta dall’Italia centro-meridionale (?) con un diacono (Fortunato) per sfuggire alla stessa persecuzione, primo evangelizzatore della zona e martirizzato dai pagani in una fossa di calce viva. L’edificio attuale, cinquecentesco, fu preceduto da almeno altre due costruzioni, l’una duecentesca, l’altra, in base ai resti archeologici rinvenuti, collocabile tra la fine dell’VIII e il X secolo. La facciata timpanata è serrata tra pilastri in pietra a vista, forata da una coppia di monofore ad arco ribassato e preceduta da un protiro con arcate a pieno centro, sostenuto da colonne, che inquadra il portale architravato. Le fiancate, scandite da lesene in pietra a vista, si caratterizzano per l’emergere su ciascun lato di due cappelle a pianta rettangolare, profilate da conci angolari sfalsati in pietra a vista, e di una terza cappella centrale maggiore, esagonale con lanterna a sinistra, ottagonale su base quadrata con corpi speculari di raccordo a destra. Sempre a destra emerge il volume quadrangolare della sacrestia, a due piani. Il presbiterio rettangolare, di minore altezza rispetto alla navata, è forato da una finestra sul lato sinistro e concluso dall’abside poligonale, anch’essa marcata da lesene angolari in pietra a vista e caratterizzata da due finestre tamponate sui lati obliqui. Il campanile venne ricostruito tra il 1913 e il 1931 in posizione isolata a sinistra della chiesa, con base e riquadrature del fusto in pietra a vista e corpo intonacato e tinteggiato, accesso sul lato sud e ampio quadrante di orologio su quello ovest; nella cella si apre una monofora centinata allungata per lato tra lesene angolari ribattute in pietra a vista e il tetto piramidale a quattro falde è concluso da globo e croce apicale. All’interno della navata unica voltata a botte un cancello in ferro battuto delimita l'ingresso, contenente la cantoria con l’organo e il battistero in controfacciata; lungo le fiancate si aprono tre arcate centinate per parte, di cui le centrali maggiori delle laterali, accesso a sei cappelle con gli altari secondari. Di queste spicca quella settecentesca di San Felice (a destra), a pianta quadrata e tamburo ottagonale, con prezioso altare marmoreo di Cristoforo Benedetti, stucchi di bottega lombarda e affreschi di Antonio Gresta di Ala. L’ottocentesca cappella del Crocifisso, ad essa speculare, presenta una pianta esagonale irregolare, finestre a lunetta sui fianchi e lanterna sommitale con monofore centinate. Il presbiterio rettangolare è elevato di due gradini e preceduto da un’enorme arco santo a pieno centro; l’altare maggiore funge da diaframma fra questo e l’abside poligonale, ornata di dipinti murali di Carlo Donati del 1928.

Preesistenze

Il corpo principale dell’edificio (navata e presbiterio) è la parte più antica della struttura, integrata poi dall’abside, dalle cappelle laterali maggiori e, infine, dal campanile.

Pianta

Navata a pianta rettangolare con asse maggiore longitudinale, preceduta da un protiro a pianta quadrata e affiancata da coppie di cappelle speculari, di cui le centrali a pianta esagonale (a sinistra), e ottagonale (a destra); presbiterio a pianta rettangolare con asse maggiore trasversale, concluso dall’abside poligonale.

Facciata

Facciata timpanata serrata tra pilastri in pietra a vista, forata da una coppia di monofore ad arco ribassato e preceduta da un protiro con arcate a pieno centro, sostenuto da colonne, che inquadra il portale architravato, con luce interna a tutto sesto. Cornice degli spioventi e profilo di un oculo tamponato in pietra calcarea, altre finiture a intonaco tinteggiato.

Prospetti

Fiancate scandite da lesene in pietra a vista, caratterizzate ciascuna dall’emergere di due ca

VIII - X (preesistenze intorno)

Nelle adiacenze esterne della chiesa attuale, sul lato settentrionale, si rinvennero nel 1967, nel corso di scavi per il rifacimento dei terrazzamenti, alcuni frammenti di un pluteo con motivo a bassorilievo, databile secondo gli studiosi tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo. Ulteriori scavi per la posa della rete fognaria, davanti alla chiesa, hanno rivelato nel 1993 la presenza di sepolture a inumazione, presumibilmente del IX-X secolo. Questi dati testimoniano la presenza di un primo edificio di culto altomedioevale.

1210/01/02 - 1210/01/02 (menzione carattere generale)

La prima menzione documentaria della chiesa di San Felice di Gardumo risale al 2 gennaio 1210. Si trattava presumibilmente di una nuova costruzione, sorta sul luogo del precedente edificio.

1522 - 1583 (costruzione intero bene)

La visita pastorale del 13 marzo 1537 registrò che la chiesa pievana dei Santi Felice e Fortunato in Gardumo era danneggiata in più punti e avrebbe necessitato di un restauro, insieme alla sacrestia. Verso oriente, davanti al coro, era stata iniziata 15 anni prima la costruzione di un nuovo edificio sacro, che avrebbe dovuto sostituire interamente l’esistente, ma al momento il cantiere era fermo. Su esortazione dei visitatori, Nicolò Baroni, zio e procuratore del curato e Nicolò di Castel Gresta promisero di cooperare e finanziare l’impresa. In base all’iscrizione incisa sopra il portale maggiore, nel 1583 la costruzione si chiuse.

1620 - 1620 (lavori intero bene)

Nel 1620 i visitatori ordinarono di intonacare, tinteggiare e dotare di una finestra la sacrestia, chiudere con vetri le finestre della chiesa, realizzare la balaustra nel coro, chiudere le due sepolture presenti e trasferire al camposanto le ossa dei defunti, riparare e sistemare il tetto, ripulire e dotare di un muro di altezza regolare il cimitero, fondere due campane grandi e realizzare un ossario presso il campanile.

1665 - 1665 (ampliamento abside)

La data del 1665, graffita sull'intonaco della parere esterna di fondo dell’abside, si riferisce presumibilmente ad un intervento di ampliamento.

1703 - 1703 (danneggiamento intero bene)

Il passaggio in Val di Gresta delle truppe francesi del generale Vendôme (1703) comportò per la pieve la perdita dei documenti dell’archivio parrocchiale, bruciato, la profanazione degli altari e il furto delle suppellettili e delle campane.

1709 - 1719 (costruzione cappella di San Felice)

Durante la visita pastorale del 2-4 giugno 1709 si aprì l’urna in pietra murata sul fianco sinistro della chiesa, per verificare la reale esistenza e lo stato delle reliquie in essa contenute; il culto di San Felice trovò così nuovo impulso. Il principe vescovo Giovanni Michele Spaur autorizzò la raccolta di fondi in tutta la diocesi e fu eretta in suo onore una cappella nella seconda campata a destra, ornata di stucchi di bottega lombarda e di affreschi di Antonio Gresta di Ala. Secondo l’iscrizione sull’arcata d’ingresso la costruzione si chiuse nel 1717, ma non si esclude che il completamento o almeno il saldo dei pagamenti possa essere avvenuto qualche anno dopo, dato che gli Atti visitali registrano ancora nel 1728 la raccolta di elemosine dei devoti per la nuova costruzione. Il 26 ottobre 1719 le reliquie di San Felice vennero solennemente traslate nella nicchia dietro l’urna marmorea del nuovo altare, benedetto con la cappella il giorno seguente.

1754 - 1782 (pavimentazione e collocazione dell'organo interno)

Mentre era arciprete di Gardumo don Antonio Giovanelli da Nago (1754-1782) venne realizzato il pavimento in marmo della chiesa e (nel 1781) fu collocato l’organo costruito da Antonio Gaetano Calllido, celebre organaro di Venezia (perduto durante la prima guerra mondiale).

1845 - 1845 (demolizione campanile)

Il campanile antico, appartenente ancora all’edificio duecentesco, che qualche anno prima venne giudicato “diroccato” e a rischio di crollo, fu comp

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