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Esposto all’ordine per la morte in ospedale

È stata interessata anche l’organizzazione dei medici per il decesso senza diagnosi del 61enne feltrino

FELTRE. L’autopsia è stata fatta. L’inchiesta per omicidio colposo della procura della Repubblica rimane aperta, ma non possono esserci ancora degli indagati per la morte senza diagnosi del 61enne feltrino all’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre, pochi giorni dopo il ricovero per i forti dolori addominali. Il legale della famiglia, Davide Fent, si è rivolto anche all’Ordine dei medici, affinché faccia a sua volta qualche indagine sull’iniziale mancato consenso da parte della direzione medica alla presenza di un consulente dei familiari all’esame autoptico. Non è nemmeno la prima volta e anche in questa occasione ci sono voluti la denuncia ai carabinieri e il conseguente intervento della procura della Repubblica, che ha immediatamente nominato come proprio consulente la dottoressa veneziana Cristina Mazzarollo, autorizzando anche la presenza del dottor Renzo Barbazza.

Se l’autopsia dovesse evidenziare profili di colpa, allora uno o più sanitari tra quelli che si sono occupati del paziente potrebbero finire sotto inchiesta. Ma la prima cosa da stabilire è la causa di un decesso inatteso e, al momento, inspiegabile: «Quello che non capiamo è perché non possa diventare una regola la presenza di un medico incaricato dalla famiglia all’autopsia», allarga le braccia Fent, «e tutte le volte si debba combattere, per far valere quello che è semplicemente un diritto. La salma è della famiglia, non certo dell’ospedale, e i congiunti devono essere i primi a sapere cosa è successo e se ci sono state delle negligenze o degli errori nel comportamento del personale sanitario, che si è occupato del caso».

La procura aspetta i risultati dell’esame, nel frattempo i funerali saranno celebrati in forma strettamente privata per volere della moglie del deceduto. Ma ci si aspetta qualche risposta anche dall’ordine professionale: «Ci auguriamo di avere un ulteriore aiuto», conclude Fent, «chiaro che, se non dovesse emergere niente di penalmente rilevante, non rimarrebbe che rassegnarsi. La famiglia è molto provata per quello che è accaduto e come è accaduto. Chiede di avere giustizia, anche perché potrebbe essere tutto molto più semplice di così». (g.s.)

Pubblicato su Corriere delle Alpi